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Brescia, costretta a sposarsi in moschea: aguzzino patteggia in appello

Poco meno di tre anni ieri per il 35enne pakistano che nel 2019 aveva minacciato la consorte per sposarsi.

(red.) Ieri, lunedì 14 giugno, in tribunale a Brescia si è svolta un’udienza nell’ambito di un processo d’appello a carico di un uomo di 35 anni pakistano che si trova agli arresti domiciliari dall’agosto del 2020 dopo aver costretto una donna a unirsi in matrimonio lo scorso 13 giugno di due anni fa, nel 2019, all’interno della moschea di via Benedetto Croce a Brescia, in città. E la stessa vittima ha raccontato di essere arrivata ad accettare di sposarsi dopo le minacce, gli insulti e le violenze da parte dello stesso uomo.

Quest’ultimo, per quella situazione, era già stato condannato in primo grado a 3 anni e quattro mesi di reclusione per stalking, maltrattamenti e sequestro di persona. E ieri in appello ha deciso di patteggiare una pena di poco meno di tre anni. E non solo, perché nel momento in cui finirà di scontare la pena, sarà espulso dall’Italia. La cronaca di quel periodo racconta come l’uomo avesse minacciato la 32enne per poi radunare in poche ore l’imam e i testimoni per il matrimonio nel centro islamico cittadino e con la celebrazione del matrimonio. In seguito la donna, assistita dalla Casa delle Donne, era riuscita a denunciare la situazione alle forze dell’ordine.

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