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Brescia, pakistana denuncia i genitori contro le nozze combinate

Ieri in aula la testimonianza della 24enne denunciante che ora si trova in una comunità protetta con le tre sorelle.

(red.) Una ragazza che riesce a fuggire di casa prima di essere costretta dai propri genitori a sposarsi in nozze combinate con un uomo scelto dalla stessa famiglia in Pakistan. Una vicenda che più volte ha riguardato Brescia, da Hina Saleem a Sana Cheema, poi purtroppo morte tragicamente. E ora il caso si ripropone in un’aula di tribunale, appunto quello di Brescia, dove è in corso un processo a carico di tre persone – padre, madre e il fratello della denunciante – tutte finite alla sbarra proprio dopo la denuncia da parte di una giovane che ha 24 anni.

Nata in Pakistan, da oltre quindici anni vive a Brescia dove si è laureata e nel frattempo è diventata assistente sociale. Davanti al giudice Roberto Spanò e in presenza del pubblico ministero Erica Battaglia, la 24enne ha parla di violenze e divieti che la famiglia le disponeva, a lei e alle tre sorelle. La data particolare è quella del 25 agosto 2019, come ha raccontato lei stessa in aula, quando i suoi familiari le avrebbero detto che lei, insieme alle sorelle, sarebbero dovute andare in Pakistan per contrarre matrimonio combinato. E le più piccole, invece, sarebbero state fatte entrare in un istituto di formazione religiosa per donne. Quella è stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso portando l’attuale 24enne a denunciare la famiglia, ora alla sbarra per maltrattamenti e lesioni e i genitori anche per costrizione e induzione al matrimonio.

La 24enne e le tre sorelle di 21, 15 e 14 anni, da subito dopo quella denuncia sono state poste in una comunità protetta e non possono essere avvicinate dal fratello maggiore e dai genitori. In aula la 24enne ha parlato degli atteggiamenti continui dei familiari, dall’obbligo di indossare gli abiti tradizionali, fino alle preghiere continue e mettersi al servizio degli uomini di casa. Tanto che il fratello, come lei ha rivelato, le avrebbe detto che se non avesse fatto come era stato disposto, avrebbe fatto la fine di Sana Cheema, la pakistana cresciuta in Italia e uccisa nel Paese di origine per, secondo l’accusa, aver rifiutato il matrimonio combinato. E ora la 24enne ha l’obiettivo di chiedere l’affido delle tre sorelle. Intanto il processo è stato aggiornato al 26 ottobre.

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