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Evasione e fatture false sui rottami: cinque vanno a processo

Ieri il giudice ha disposto il rinvio a giudizio di cinque di sei soggetti: sul sesto valuterà la procura di Sondrio.

(red.) Il prossimo 15 dicembre in tribunale a Brescia si aprirà un processo a carico di cinque di sei soggetti accusati a vario titolo di gestione illecita di rifiuti, autoriciclaggio e fatture per operazioni inesistenti. L’indagine da parte della procura si era chiusa con l’avviso di notifica agli indagati e ieri, venerdì 7 maggio, al palazzo di giustizia si è svolta l’udienza preliminare al termine della quale il giudice ha disposto il rinvio a processo. Si tratta di un’inchiesta connessa al traffico illecito di rifiuti ferrosi e che nell’autunno del 2020 aveva portato all’arresto di due imprenditori bresciani, cioé Giacomo Armanini 36enne di Roè Volciano ed Ermanno Piafrini 56enne di Bagnolo Mella.

Altri quattro – Sereno Cenedella e i figli Sonia, Marco e Simone – vennero denunciati. L’accusa aveva contestato a tutti gli indagati di aver mosso fatture false per 19 milioni di euro su operazioni inesistenti e di aver inviato su conti correnti aperti all’estero le somme non dichiarate al fisco. Per quanto riguarda la parte giudiziaria, la posizione di Piafrini è stata stralciata per inviare tutti gli atti a Sondrio dove si sarebbero commessi i reati a lui riconducibili.

Ed è stata rimossa al momento anche la posizione della Imbre di Montichiari coinvolta nell’inchiesta. In base all’accusa, la famiglia Cenedella gestore di due impianti di trattamento dei rifiuti a Montichiari e Castenedolo avrebbe mosso tonnellate di rottami da altre realtà e venduto gli scarti utilizzando documenti falsi.

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