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Brescia, bimbo morto alla piscina Lamarmora: genitori e bagnini verso processo

Concorso in omicidio colposo è l'accusa. Padre e madre non lo avrebbero vigilato. Bagnini "negligenti".

(red.) Era il 19 luglio del 2020 quando il piccolo Ansh perse la vita dopo essersi lanciato nella vasca grande olimpionica della piscina Lamarmora a Brescia, in città. A distanza di quasi un anno, i due magistrati della procura a capo dell’inchiesta hanno concluso le indagini e notificati i risultati ai diretti interessati. Quindi, i genitori del bambino di origine indiana, ma anche il titolare 47enne della struttura che è assistente bagnante e un altro bagnino.

Sono tutti accusati di concorso in omicidio colposo e ora avranno venti giorni di tempo per farsi interrogare o presentare una memoria scritta prima che la procura proceda con l’azione penale della richiesta di rinvio a giudizio. L’autopsia aveva mostrato come il piccolo fosse rimasto sott’acqua per quattro minuti e si fosse calato senza alcuna forma di protezione nonostante non sapesse nuotare.

Secondo l’accusa, il padre e la madre del piccolo non avrebbero vigilato il figlio in modo corretto, mentre i due bagnini sarebbero stati negligenti e imprudenti. In particolare, nel non aver vigilato abbastanza quanto stava accadendo e non aver allestito sistemi di protezione per evitare l’accesso al piccolo alla vasca più grande. Nella vicenda è coinvolto anche un terzo bagnino, in quel periodo minorenne, giudicato quindi in un’altra sede.

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