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Brescia, in via Milano la base dello spaccio. Un tentato matrimonio combinato video

Nuovi dettagli dall'operazione condotta all'alba. Codice tra indagati: "latte" per eroina e "minuti" per grammi.

(red.) Nelle ore successive all’operazione, questa mattina, lunedì 14 dicembre, la questura di Brescia ha fornito altri dettagli sull’attività “Salto nel buio” messa in campo dalle forze di Polizia. In particolare, si è mossa la Squadra Mobile di Brescia con i Reparti Cinofili e Prevenzione Crimine Lombardia e Volo di Milano eseguendo le 15 ordinanze di custodia cautelare emesse dal giudice delle indagini preliminari del tribunale di Brescia: 11 in carcere, 2 ai domiciliari e 2 divieti di dimora nei confronti di 13 tunisini, un pakistano ed un indiano.

Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Caty Bressanelli, erano partite nell’ottobre del 2019 dopo un forte aumento di decessi conseguenti all’abuso di sostanze stupefacenti, soprattutto eroina. In quell’occasione si era mossa la questura di Brescia dopo che una donna aveva segnalato la presenza di due involucri di droga e un cellulare nei pressi di via Milano, evidenziando che, poco prima, sul posto si era riversata una folla intenta a soccorrere un africano, riverso a terra sanguinante al volto. Da lì era partita un’indagine portando a scoprire una fiorente attività di smercio a favore di un gruppo di tossicodipendenti, provenienti anche da altre province.

Questo stesso contesto era stato agevolato dal degrado di alcuni stabili abbandonati, usati come riparo dai senza tetto, tossicodipendenti e da spacciatori per svolgere la loro attività illecita al sicuro da occhi indiscreti. Sia l’interno dell’ex fabbrica dismessa, dove alcuni degli spacciatori segnalati dimorano stabilmente, sia le immediate vicinanze, sono risultati essere i luoghi prefissati dagli indagati per definire le compravendite di droga. Gli stessi spacciatori, gravitanti nella zona di via Milano, sono risultati dedicarsi in maniera continuativa, esclusiva e professionale allo spaccio di eroina e cocaina, attività illecita che è risultata l’unica loro fonte di sostentamento.

L’attività investigativa, basata sia su investigazioni tradizionali che su attività tecniche, oltre al monitoraggio costante della zona con le telecamere di videosorveglianza, ha permesso anche di identificare il fornitore di tutti i pusher gravitanti nella zona, un 40enne tunisino con alle spalle numerosi precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti. È risultato, inoltre, peculiare il linguaggio in codice utilizzato dai pusher, che chiamavano frequentemente i grammi come “minuti” e la cocaina come “latte”. C’erano rapporti consolidati tra indagati e consumatori, abili nello scambiarsi informazioni sulla presenza o meno di controlli delle forze dell’ordine nella zona o nelle vie da percorrere per raggiungerla.

Uno degli indagati, temendo di essere espulso dall’Italia e di non riuscire conseguentemente a continuare la sua redditizia attività di spaccio, si era attivato, pur senza riuscirci, per ottenere in modo illecito la cittadinanza italiana, dando atto della disponibilità di significative somme monetarie che derivavano dalla sua attività illecita. L’uomo, infatti, nei primi giorni del 2020, aveva contattato una donna per chiederle la disponibilità di sposarlo in cambio di denaro, promettendo cifre superiori a 6 mila euro. L’attività investigativa ha permesso di contestare 290 episodi di spaccio tra 8,5 chili di eroina, un chilo di cocaina e due chili di hashish.

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