Coronavirus, Del Bono e Gori: “Con più aiuti avremmo avuto meno lutti”

Ieri i due primi cittadini di Brescia e Bergamo al museo di Santa Giulia durante la presentazione di un libro.

(red.) La sensazione è che nella pandemia da Covid, di cui la fase acuta sanitaria al momento si è praticamente conclusa, Brescia e Bergamo, i territori più colpiti a livello nazionale, abbiano dovuto fare tutto da soli e arrangiarsi senza alcun coordinamento a livello nazionale o regionale. E’ quanto è stato espresso ieri pomeriggio, martedì 30 giugno, nel cortile del museo Santa Giulia di Brescia da parte dei sindaci di Brescia e Bergamo Emilio Del Bono e Giorgio Gori in occasione della presentazione del libro “Il grande flagello. Covid-19 a Bergamo e Brescia” del giornalista Massimo Tedeschi. I due primi cittadini hanno sottolineato come, di fronte all’evidenza dei fatti, non tutto sia andato bene.

Ma criticano anche le istituzioni a livello nazionale e lombardo, parlando di decisioni confuse e con la sensazione che se fossero arrivati più aiuti ci sarebbero stati meno lutti. Una critica in questo senso è stata rivolta anche al fatto che le terapie intensive in Veneto non erano sature a differenza di quelle bergamasche e bresciane, eppure decine di pazienti che avevano bisogno di questi posti letto sono stati trasferiti persino in Germania. Tra le province di Bergamo e Brescia, come dati reali, si parla di 11 mila vittime e in questo senso il primo cittadino Del Bono non ha lesinato critiche al sistema regionale lombardo parlando di un “gigante con i piedi di argilla” e del fatto che non sia scattata l’emergenza nazionale con cui aiutare i due territori più colpiti.

Su questo fronte lo stesso sindaco ha sottolineato come a Brescia nello stesso periodo della pandemia, ma nel 2019, si erano registrati 420 decessi rispetto ai quasi 1.000 di quest’anno, mentre tra i non residenti deceduti negli ospedali bresciani le vittime sono triplicate a 1.145 rispetto alle 350. In questo scenario pesano, però, anche gli atteggiamenti dei due primi cittadini che all’inizio dell’emergenza avevano voluto indicare come le loro città non si sarebbero fermate, con quell’orgoglio da portare avanti. Ma il primo cittadino orobico ha riconosciuto come il pericolo sia stato sottovalutato.

E in questo senso nel dibattito non poteva non entrare anche il tema delle presunte 110 polmoniti sospette registrate ad Alzano Lombardo lo scorso gennaio. In occasione della presentazione c’era anche il presidente dell’Ordine dei Medici di Brescia Ottavio Di Stefano che ha sottolineato come in vista dell’autunno, quando potrebbe verificarsi una seconda nuova ondata, siano fondamentali i tamponi e un piano di emergenza tra ospedali e territorio. Il professionista non manca di sottolineare la carenza di rapporti con il territorio, come è emerso nel corso dell’emergenza sanitaria, chiedendo di ripensare il sistema lombardo e con un Welfare da potenziare dopo “vent’anni di tagli nella sanità”.

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