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I tre volontari sono partiti da Kabul

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    garattimarcomini.jpgGaratti e gli altri in volo verso l'Italia con un aereo di linea. Mercoledì a Roma.

    (red.) La mattina di martedì i tre operatori di Emergency coinvolti nella vicenda dell’ospedale di Lashkar-gah, in Afghanistan, arrestati sabato 10 aprile e liberati otto giorni dopo (leggi), sono partiti da Kabul, diretti a Roma.
    Il chirurgo bresciano Marco Garatti, e i suoi colleghi Matteo Dell’Aira e Matteo Pagani, accompagnati dall’inviato speciale della Farnesina Massimo Iannucci e
    dal consigliere giuridico Rosario Aitala,
    si sono imbarcati alle 5,30 ora italiana su un volo di linea della compagnia afghana Safi diretti a Dubai. L’arrivo a Roma era previsto in serata, ma per i problemi al traffico aereo causati dalla nube di cenere del vulcano islandese, il rientro in patria da Dubai è slittato a mercoledì.
    Nel frattempo si è del tutto sgonfiata
    la polemica sulla presunta scelta dei tre volontari di non accettare un volo di Stato per rientrare in Italia. «Si tratta soltanto di un equivoco: non è vero che i tre operatori di Emergency si sono rifiutati di viaggiare con un aereo di Stato», ha dichiarato Rossella Miccio del direttivo di Emergency.
    L’associazione fondata da Gino Strada ha anche replicato alla versione che la chiusura dell’ospedale di Lashkar-gah sarebbe stata una delle condizioni per il rilascio dei suoi operatori (leggila qui).
    «A Emergency non risulta nessun tipo di accordo di questo o di altro genere. Gli stessi responsabili dei servizi di sicurezza afgani hanno confermato ai giornalisti quello che già avevano dichiarato ai nostri operatori: che sono stati liberati perché non colpevoli. Il loro rilascio non è quindi dipeso da alcun accordo, ma dal mero accertamento dei fatti. Tutte le decisioni riguardanti la riapertura dell’ospedale di Lashkar-gah verranno prese da Emergency in collaborazione con il ministero della Sanità afgano».

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