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Liberi, ma l’ospedale andava chiuso

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    emergencyafghanistanmini1.jpgLe condizioni degli afghani per rilasciare gli italiani arrestati con la falsa accusa.

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    (red.) Emergono i retroscena sulle condizioni poste all'Italia dal governo di Kabul per la liberazione degli operatori di Emergency (tra cui il medico bresciano Marco Garatti:
    leggi la notizia) arrestati con l'accusa di aver complottato per uccidere il governatore dello stato meridionale di Helmand dopo il ritrovamento di armi ed esplosivi in un magazzino dell'ospedale che l'associazione gestisce a Lashkar-gah.
    E' stata dimostrata l'estraneità di Garatti, Matteo Pagani e Matteo Dell’Aira a qualsiasi progetto di complotto o di attività terroristica (peraltro mai contestatogli ufficialmente), ma il Corriere della Sera scrive che sulla trattativa hanno pesato l’appoggio politico al presidente Hamid Karzai e i nuovi progetti di sviluppo del governo che l’Italia si è impegnata a sostenere.
    Ma la svolta sembra essere arrivata con la chiusura della struttura sanitaria e il trasferimento a Kabul di tutti gli operatori umanitari che vi lavoravano. La condizione, scrive Corriere.it (
    leggi l'articolo) è stata posta dagli afghani, ma anche dal vertice militare britannico che di quella zona a Sud del Paese detiene il comando.
    E questo fa pensare, come scrive anche LaStampa.it (
    leggi) che la perquisizione ordinata una settimana fa nella struttura fosse soltanto un modo per mettere sotto pressione l’organizzazione fondata da Gino Strada, testimone scomoda delle operazioni di guerra e criticata duramente per aver prestato soccorso anche agli insorti talebani feriti durante l’offensiva a Marjah gestita dall'Isfor
    A Emergency i servizi segreti afghani contestano anche la gestione della trattativa per la liberazione del giornalisti Daniele Mastrogiacomo e Gabriele Torsello. Ma soprattutto il fatto di non essere riuscita a ottenere la liberazione dell’interprete Adjmal Nashkbandi, nipote di un alto funzionario della polizia, che fu giustiziato dai talebani con il taglio della testa. Ora invece ci sarebbe stato l’impegno dell’Italia a versare un indennizzo alla sua famiglia.
    Le
    notizie false diffuse ad arte nei giorni scorsi, servivano insomma soltanto ad alzare il prezzo della trattativa. E per costringere Emergency ad accettare il fatto che l’eventuale riapertura dell’ospedale di Lashkar-gah potrà avvenire soltanto dopo il consenso delle autorità di Kabul e con il via libera dei britannici.
    Intanto la magistratura italiana ha aperto un fascicolo e dunque i carabinieri dovranno verificare quanto accaduto. C'è stato un complotto ai danni degli italiani per mettere Emergency in difficoltà? E, soprattutto, chi ha messo le armi nel magazzino dell'ospedale? Per indagare, informa il Corriere, potrebbe partire per Kabul una squadra di specialisti guidata dal colonnello Massimiliano Macilenti.

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