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«Siamo fuori e con il nome pulito»

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    emergencyafghanistanmini.jpgLe prime parole del chirurgo bresciano Marco Garatti ai famigliari e ai giornalisti.


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    (red.) «Sto bene»: sono queste le prime parole dette ai famigliari da Marco Garatti, il chirurgo bresciano di Emergency arrestato con altri operatori sabato 10 aprile a Lashkar-gah in Afghanistan, nella provincia di Helmand, e liberato questa domenica a Kabul dopo essere pienamente scagionato dall'accusa di complotto dalla Direzione nazionale della sicurezza (Nsd) (
    leggi la notizia).
    Garatti ha parlato al telefono con il fratello Franco, che l’ha raccontato ai cronisti nella casa della famiglia nel quartiere San Bartolomeo a Brescia. «Siamo molto contenti di essere fuori, soprattutto contenti di questo perché sia io che i miei compagni abbiamo passato momenti terribili», ha aggiunto Marco parlando con i famigliari dalla residenza dell’ambasciatore italiano a Kabul: «Siamo soprattutto contenti di essere fuori con il nostro nome completamente pulito. La nostra reputazione e quella di Emergency sono intatte».
    «La vicenda si è risolta molto rapidamente rispetto alle previsioni nere dei giorni scorsi», ha detto ancora ai cronisti Franco Garatti, ancora frastornato dalal felicità e dai festeggiamenti delle decine di persone che hanno voluto complimentarsi con lui e con i genitori, la signora Ariede che tra pochi giorni compirà 89 anni e il marito Alberto, che in maggio ne compirà 91. «Vogliamo davvero ringraziare tutti: le istituzioni, il ministro Frattini, in primis, che ci aveva telefonato stamane preannunciandoci che c'era qualcosa nell'aria. Grazie anche a tutte le persone che ci sono state vicine, che ci hanno dato testimonianze incredibili di affetto e solidarietà. Quanto alle polemiche, lasciamole alle spalle».
    «Le due volte che ho visto in carcere l'ambasciatore italiano Claudio Glaentzer l'ho rassicurato sul fatto che stavo bene e che sicuramente non mi sarei suicidato, perché avevo tre obiettivi urgenti da perseguire», ha spiegato il chirurgo ai giornalisti italiani durante la conferenza stampa svoltasi a Kabul (sopra: la foto di gruppo): «Il primo era quello di poter uscire per ricongiungermi con mia moglie Susanna Haanpaa; il secondo quello di dimostrare la nitidezza del ruolo di Emergency e infine avevo l'obiettivo di tornare a fare lo stesso lavoro che ho sempre fatto».
    Con una nota (leggila qui), anche la sezione brescana di Emergency ha ringraziato tutti i concittadini che hanno espresso la propria solidarietà e vicinanza.
    I tre volontari torneranno in Italia martedì con un volo di linea.

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