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Il grido di Emergency: “Liberateli”

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    garattimarcomini.jpgScaduti i termini senza un'accusa. Si sgonfia il caso di Garatti e degli altri?


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    (red.) E' la disinformazione la regola per una vicenda intricata e complessa – sia sul piano militare sia su quello diplomatico – come quella degli operatori di Emergency tra i quali il chirurgo bresciano Marco Garatti, il milanese Matteo Dell’Aira e il romano Matteo Pagani Gauzzugli Bonaiuti, arrestati in Afghanistan con sei dipendenti locali.
    Prima la cattura avvenuta sabato con l'accusa di essere gli organizzatori di un complotto per uccidere il governatore dell'Helmand Gulab Mangal, con il ritrovamento di armi ed esplosivi nell'ospedale che Emergency gestisce a Lashkar-gah, nel sud dell'Afghanistan (leggi la notizia e guarda il video con il blitz).
    emergencylashkar-gah.jpgPoi la
    notizia di una confessione. E, dopo le reazioni internazionali, la smentita (leggi qui).
    Resta chiara la sensazione che gli afghani, dopo la mano pesante, stiano ora cercando di abbassare i toni e forse le accuse si stanno ridimensionando.
    Intanto, poiché i termini del fermo di polizia in Afghanistan sono di 24 ore, Emergency dopo 72 ore ha chiesto la liberazione dei suoi dipendenti, parlando apertamente di sequestro di persona illegale.
    "I tempi di un fermo legale sono scaduti. Ancora non è stata formalizzata alcuna accusa. Ecco perché più che di detenzione si può parlare di sequestro", ha detto Maso Notarianni, responsabile comunicazione di Emergency. "A questo punto mi sembra lecito esigere la liberazione del nostro personale e chiediamo che il governo si attivi in questo senso"
    L'inchiesta dei servizi di informazione afgani sulla vicenda è comunque ancora in corso, ha detto Zamaray Bashary, portavoce del ministero dell'Interno di Kabul.
    emergencylogo.jpgMentre Daoud Ahmadi, il portavoce del governatore Gulab Mangal citato dal Times come fonte della notizia sulla confessione, ha già smentito sostenendo di non aver "mai accusato gli italiani di Emergency di essere in combutta con Al Qaeda, ho solo detto che Marco Garatti stava collaborando e rispondendo alle domande".
    L'inviato del Times però conferma le frasi sulla confessione e le attribuisce proprio ad Ahmadi: "Me lo ha detto due volte", ha dichiarato a un'agenzia Jerome Starkey, il giornalista autore dell'articolo: "Ero così sorpreso che nel pomeriggio l'ho richiamato e mi ha confermato quelle frasi".
    "Non li abbiamo abbandonati: vale anche per loro la presunzione di innocenza, assieme all'impegno preso con noi dalle autorità afghane al rispetto dei loro diritti", ha detto intanto il ministro degli esteri italiano Franco Frattini: "Seguiamo e seguiremo con cura l'evolversi della vicenda".
    "Perché mai dovremmo pagare 500mila dollari a un 'farangi' (straniero) quando abbiamo centinaia di persone pronte per il 'fidayin' (attacco suicida)?", si è chiesto il capo talebano Abdul Khaliq Akhund in un'intervista telefonica. "Sull'ospedale di Emergency non abbiamo alcuna opinione, né positiva né negativa. Ci sono molte organizzazioni che lavorano sul posto, a prescindere dall'agenda delle forze di occupazione. I Taliban rispettano il loro lavoro".
    Intanto lunedì il consiglio provinciale di Brescia – con 22 no e 13 sì – ha respinto la mozione urgente presentata dai consiglieri del Partito democratico che volevano esprimere solidarietà a Marco Garatti, auspicando la liberazione del chirurgo bresciano  e dei suoi colleghi arrestati.
    A dire no sono stati i consiglieri del Popolo delle libertà, della Lega Nord, e l'ex Udc Giampaolo Mantelli. Favorevoli, oltre al Pd, Idv, Udc e Lega Padana. Il motivo della bocciatura? Si tratterebbe di una presa di posizione prematura in un momento in cui ancora non si conoscono bene i fatti.
    Solidarietà a Garatti è stata invece espressa, tra gli altri, dalla Cgil bresciana e dal consiglio direttivo dell’Ordine dei medici, chirurghi e odontoiatri della nostra provincia che stigmatizza il fatto che il collega «sia privato della libertà per accuse assolutamente incredibili e insostenibili».

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