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Picchetto anti-sfratto in viale Venezia

(red.) Dopo i picchetti  di venerdì 31 gennaio in via Borsi e di lunedì 3 febbraio in via Caduti del lavoro, nella mattinata di martedì 4 febbraio l’associazione Diritti per tutti si è occupata del terzo sfratto in pochi giorni nel comune di Brescia.
«Oltre 20 persone, sfrattate e occupanti dell’Associazione Diritti per tutti e del Comitato provinciale, hanno impedito l’accesso dell’ufficiale giudiziario in Viale Venezia 270; qui in un appartamento pieno di muffa alle pareti abita una famiglia di origini marocchine, composta da padre, madre, primogenita di 19 anni con nipotino di pochi mesi e un’altro figlio di 11 anni. Il papà, in Italia  da 17 anni ha lavorato come saldatore fino a quando  è stato licenziato per la crisi insieme ad altri 21 operai.»
«Dopo un anno di indennità di disoccupazione è rimasto senza reddito e non ha potuto più pagare i 520 euro di affitto. Lo sfratto è stato rinviato di un mese. Questa famiglia intende continuare a vivere in questo paese dove sono nati o cresciuti i figli e dove il padre ha lavorato tanti anni».
«Il proprietario, benestante, non accetta di aderire al progetto contenimento sfratti del Comune e questo rifiuto riporta l’attenzione sulla inefficacia e insufficienza delle politiche comunali: per contrastare la gravissima emergenza sfratti bisogna reperire alloggi d’emergenza, mettere temporaneamente a disposizione i 195 appartamenti della Torre Tintoretto per le famiglie in attesa di assegnazione di casa Aler oltre a quelli liberi che l’Amministrazione intende vendere e creare centri di emergenza abitativa requisendo o utilizzando caserme e/o altri grandi edifici vuoti presenti in città».

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