Savoldi (Cgil): “Questione di genere? Non è colpa del sindacato”

(red.) «Se manca il rapporto con bisogni reali di lavoratori e le lavoratrici, non c’è Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità che tenga».
E’ la considerazione che Oriella Savoldi, Segreteria Camera del Lavoro di Brescia, ha consegnato alla platea del Convegno promosso dall’Ufficio della Consigliera di Parità della Provincia di Brescia e dall’Associazione Comuni Bresciani, sul tema “La Rete dei Comitati Unici di Garanzia per il benessere e la sicurezza sui luoghi di lavoro”, dopo l’ascolto di alcune comunicazioni proposte su diverse esperienze nazionali.
I C.U.G, sono stati introdotti dalla Legge 4 novembre 2010 n. 183 che ha disposto l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di costituirli, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, unificando le competenze e sostituendo con un unico organismo i Comitati per le pari opportunità e i Comitati paritetici anti-mobbing.
«Sebbene questa novità abbia investito ambiti istituzionali senza la pazienza di favorire un processo di autoriforma, è innegabile che nei Comitati sostituiti risuonavano istanze emerse dalla politica delle donne di cui, nell’invenzione dei CUG, non è rimasta traccia se non nella volontà di quelle poche che per avvicendamento nei nuovi organismi sono oggi impegnate ad animarli. Questa operazione è avvenuta, non per caso, mentre contestualmente libere associazioni inventate dalla politica delle donne per rispondere a bisogni femminili reali, venivano osteggiate nel loro funzionamento (Consultori)».
Per Savoldi, chi oggi lamenta difficoltà a far funzionare i C.U.G deve tener presente tutto questo, senza scaricare sulla presenza sindacale la responsabilità.
«L’accusa più volte emersa nelle comunicazioni ascoltate di un atteggiamento sindacale ostacolante perchè troppo contrattuale è inaccettabile e ingenerosa, per i passi in avanti prodotti dall’iniziativa sindacale contrattuale nella civiltà del lavoro.
Tanta sintonia nell’individuare nel sindacato il capro espiatorio del mancato funzionamento, suggerisce piuttosto l’idea che la voce sindacale sia rimasta l’unica dissonante e perciò scomoda, all’interno di una tensione tutta concentrata ad assolvere i compiti propositivi assegnati dalla Legge, a prescindere dalla realtà sempre più difficile di chi lavora».

 

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