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Girelli (Pd): “Agricoltura, bene il piano di Ambrosoli”

(red.) “La Lombardia è la prima regione agricola del Paese, 54000 aziende agricole che contribuiscono alla formazione del valore dell’agricoltura nazionale per il 13,9%. Occorre quindi prevedere misure di salvaguardia e sviluppo per un settore produttivo di fondamentale importanza, che ha registrato negli ultimi anni un calo generalizzato su tutta la Regione sia della superficie agricola utilizzata che del numero delle aziende”.
Così, il capolista Pd alle regionali, il bresciano Gian Antonio Girelli si è espresso in merito al programma sull’agricoltura del Patto Civico Ambrosoli. “Al centro del programma di Umberto Ambrosoli ci sarà la difesa della redditività delle produzioni lombarde partendo dalla nuova Pac 2013-2020 e dal Nuovo Piano di Sviluppo Rurale che ne discenderà”. Regione Lombardia ha ricevuto e riceverà (2007-2013) complessivamente dal sistema Pac 4.6 miliardi di euro, fondi che vengono destinati a circa 40.000 aziende agricole: 3.5 miliardi per il primo pilastro (pagamenti diretti) e 1.1 miliardi relativi al programma di sviluppo rurale. “Con il passaggio all’unione a 27 le risorse diminuiranno per Stati come l’Italia e per la Lombardia ancor di più in proporzione a quanto teoricamente versato. Nella fase di contrattazione Stati – Ue (tutt’ora in corso) Regione Lombardia dovrà far pesare la sua forza di prima regione agricola italiana ed influire positivamente sulla contrattazione.”.
Sul piano di sviluppo rurale,  inoltre, secondo pilastro della Pac, che viene attuato dalle Regione, la nuova Giunta dovrà mettere in atto una sburocratizzazione delle procedure di accesso (costi e burocrazia mettono in difficoltà le aziende agricole) unite a misure sempre più puntuali e meno dispersive che vadano nella direzione del sostegno al reddito delle imprese, alla promozione della multifunzionalità, al presidio delle zone montane che produce non solo reddito per le imprese ma anche presidio idrogeologico, alla promozione dei giovani imprenditori agricoli e dei prodotti tipici. “Infine ma non meno importante è una decisiva e concreta azione nei confronti della Direttiva nitrati  sui limiti di azoto nel terreno e il conseguente utilizzo dei liquami zootecnici che coinvolge in Lombardia circa 11.000 aziende agricole. Le aree considerate vulnerabili coinvolgono circa 500 comuni, gran parte della pianura padana che è per vocazione ad alta produzione zootecnica.
Il saldo fra allevamenti e terreni a disposizione per lo spandimento è altamente in deficit, anche per le aziende che hanno in questi anni adeguato le strutture. La deroga che Regione Lombardia ha ottenuto in tale ambito rimane del tutto insufficiente rispetto alla problematica. Non è più rinviabile infatti una revisione delle aree vulnerabili, uno studio che coinvolga la relazione tra l’inquinamento causato dagli allevamenti e quello del traffico e del riscaldamento civile. Non da ultimo sono necessarie linee di finanziamento per sostenere le imprese per gli ingenti investimenti che dovranno sostenere per adeguare i propri impianti”.

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