Crisi industriale, gli interventi della Regione

(red.) Importanti attività industriali tentate dalla prospettiva della delocalizzazione mantenute sul territorio lombardo. Assegnazione di voucher e tempestività nell’erogazione degli ammortizzatori sociali a lavoratori di imprese fallimentari rimasti senza stipendio. Contrasto alla deindustrializzazione di poli industriali. Infine, sostegno al credito e all’internazionalizzazione di aziende in crisi di ordinativi e di liquidità. Sono queste le quattro tipologie di azioni messe in atto da Regione Lombardia, che riguardano centinaia di aziende e migliaia di lavoratori, con un buon numero di risultati positivi in termini di salvaguardia delle imprese e del lavoro. Ne ha dato resoconto nell’aula consiliare il presidente Roberto Formigoni, che ha concluso assicurando “l’impegno della Giunta per la conferma e il rafforzamento degli strumenti e dei luoghi istituzionali come il Patto per lo sviluppo”, attraverso cui la Lombardia può fare sistema per trovare soluzioni.
“La nostra azione è sempre stata doverosamente attenta alle situazioni di difficoltà delle nostre aziende che procurano sofferenza a tanti lavoratori e alle famiglie”, ha sottolineato Formigoni. “La nostra volontà è di essere concretamente al fianco di queste persone, non soltanto come espressione di un sentimento dovuto di solidarietà, ma anche attraverso lo sviluppo di azioni che in diversi casi si sono rilevate utili: siamo disposti a incrementarle ulteriormente per poter fronteggiare al meglio, nella nostra regione, una difficoltà economica che procura molto disagio”.
Anche la Lombardia ha conosciuto il fenomeno delle aziende di grandi e medie dimensioni decise ad abbandonare il territorio per motivazioni riconducibili al costo del lavoro o alla concentrazione della produzione in stabilimenti con costi marginali decrescenti. “La Regione”, ha illustrato Formigoni, “è intervenuta attraverso un’immediata verifica con i soggetti per impedire l’attuarsi di questa scelta, utilizzando le leve possibili”. Regione Lombardia si è attivata, ad esempio, rispetto a queste aziende: Yamaha (191 lavoratori coinvolti), Indesit (430 lavoratori a Brembate), Esab (85 lavoratori), Maflow (400 lavoratori), Riello (140 lavoratori), Sisme (700 lavoratori), Mangiarotti Nuclear (97 lavoratori), Schering Plough/Merck (138 lavoratori a Comazzo e 70 a Segrate e 370 a Pavia), Federal Mogul (185 lavoratori). Tra i migliori risultati, quello delle Cartiere Pigna, per le quali è stata realizzata “un’azione per riqualificare un’area nella Bergamasca e il mantenimento dei livelli occupazionali in un’azienda che ha fatto la storia del nostro Paese”, ha spiegato Formigoni. Oppure il caso della Carlo Colombo, impresa metalmeccanica dell’hinterland milanese, “per la quale insieme a sindacati e azienda si è costruito un accordo innovativo che ha visto l’azienda premiare la volontà dei lavoratori di riqualificarsi e ricercare una nuova occupazione, con l’investimento regionale da Milano a Pizzighettone”.
La seconda tipologia di crisi con cui la Lombardia ha dovuto fare i conti ha riguardato le crisi conseguenti ad azioni imprenditoriali tese a speculazioni finite male. Si tratta di aziende medie o grandi, con sedi non solo in Lombardia, e che hanno impatti occupazionali gravi. Tipico in quest’ambito è il comparto dei call center, talvolta connessi ad aziende provenienti dalla tradizione informatica italiana. Casi particolarmente seri che sono stati affrontati sono l’ex Eutelia che coinvolge circa 350 persone e Phonemedia che ha circa 250 persone coinvolte, ma il fenomeno è esteso anche ad altri settori (Novaceta che ne coinvolge circa 185 o Firema che ne coinvolge circa 100). In simili casi Regione Lombardia è sempre stata in prima linea “nel denunciare l’esistenza di azioni spregiudicate”, ha detto Formigoni, “ma soprattutto, di fronte al dramma di lavoratori che non percepivano lo stipendio da mesi, abbiamo prontamente riconosciuto voucher, fino a 2.100 euro mensili di valore spendibile, ed è stata realizzata anche l’assegnazione di ammortizzatori sociali di comune accordo con tutte le parti sociali, con assoluta tempestività e massima trasparenza”.
La terza tipologia di crisi riguarda la progressiva dissoluzione di poli industriali legati a comparti e aree produttive. Le realtà imprenditoriali più evidenti sono aziende di media e grossa dimensione a cui si accompagna un pesante indotto di piccole dimensioni meno visibile, ma significativamente numeroso. Esempi noti sono: nel campo della ricerca, il Nerviano Medical Science con circa 600 lavoratori; nell’ict/elettronica, soprattutto nella zona del Vimercatese: Bames-Sem con 300 lavoratori coinvolti, Alcatel, Italtel con 400 lavoratori, Nokia Siemens con 400 lavoratori; per le ceramiche nel mantovano e nel bresciano: Biztiles con 70 lavoratori coinvolti, Ideal Standard di Brescia con 119 lavoratori; nel tessile, nella provincia di Bergamo: Legler-Texfer con 350 lavoratori coinvolti. “La Lombardia”, ha chiarito Formigoni, “è presente in tutte le sedi istituzionali e individua per ciascuna realtà azioni che possano sostenere il mantenimento della vocazione industriale lombarda non solo con ammortizzatori sociali ad hoc, ma con linee di finanziamento il più possibile a sostegno di chi crea sviluppo”.
Tra i risultati è emblematico il caso di Nerviano Medical Science. “Questa realtà di ricerca oncologica è stata oggetto di un intervento significativo di Regione Lombardia – ha ricordato il presidente – che, attraverso il coinvolgimento di istituti bancari e della comunità scientifica, ha potuto tutelare un valore utile non solo per l’economia del nostro Paese, ma anche per la salute di tutti i cittadini”.
Tra gli strumenti più innovativi, Formigoni ha citato la “Rete di affiancamento delle imprese in difficoltà” (Raid) attiva da 4 mesi e in grado di accompagnare le imprese che per libera iniziativa presentano richiesta di essere supportate nel proprio progetto di rilancio industriale.
Sul fronte delle Politiche attive del lavoro Formigoni ha citato il Patto sottoscritto lo scorso 25 marzo 2011 che ha confermato la Dote quale strumento particolarmente adatto all’attuazione delle politiche attive del lavoro: attualmente sono state assegnate complessivamente 7.745 Doti (di cui 4.808 Doti ricollocazione e 2.937 Doti riqualificazione) per un totale di 16,7 milioni di euro.

 

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