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L’orto sociale ha il suo gemello in Africa

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(red.) Un gemellaggio tra Nave e il Burkina Faso.
A farlo, i ragazzi dell’Orto Sociale “L’Acchiappasogni“. Una realtà, quella dell’orto, unica nel suo genere,  nata due anni fa per idea di un allora diciassettenne Elia Cammarata, studente del “Pastori”. Il colpo di fulmine con uno stile di vita slow arriva durante un incontro in classe con Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food.
Da allora, l’idea di coltivare prodotti biologici, rompendo le logiche del mercato ‘fast’ e riscoprendo i sapori della terra non è più uscita dalla mente di Elia.Con due amici, Francesco Fenotti e Alessio Consoli, ha fatto un piccolo investimento, poche centinaia di euro per acquistare qualche attrezzo e i primi semi.
E’ nata così la loro startup agricola. Duemila mq coltivati (su una collina di Nave, in via Sacca) a pomodori, barbabietole, zucchine, basilico, prezzemolo, piselli, ma anche piccoli frutti come fragole e ribes. Ma un orto richiede impegno e fatica, e per Elia e gli altri, studenti universitari in quel di Milano, sarebbe stato difficile fare tutto da soli. Da qui, l’altra idea brillante: le giornate lavorative sociali.
Amici e conoscenti, che a loro volta portano altri amici: una fitta rete di giovani che quattro o cinque volte al mese provano l’esperienza di coltivare l’orto. La vendita è diretta, mediata solo dalla posta elettronica (elia_6@hotmail.it).
Ora, l’ultimo tassello, il gemellaggio con un “bouli” (orto) africano. “Un gemellaggio”, ha spiegato Cammarata, “che significa collaborazione tra un gruppo di giovani che reinveste tempo, voglia di fare e relazioni con uno dei paesi più poveri al mondo.
Significa scambio di sementi, di tecniche colturali e il nostro impegno ad effettuare delle prove, per il prossimo ano, su varietà di patate che potrebbero adattarsi al loro clima per poi introdurle in alcuni bouli circolari. Il gemellaggio prevede anche una nostra collaborazione attiva nel periodo di Natale per la realizzazione di un nuovo orto circolare(bouli): un modo per venire a contatto con la parte agricola anche di altri Paesi, dove l’orto e l’agricoltura significano ancora vita e sono quindi vissiuti in un modo più intenso”.

 

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