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Brescia Noir, le rapine e il destino implacabile

Due banditi in scena a Roncadelle. Una prenotazione in un ristorante lussuoso di Bordighera per festeggiare il colpo. Ma non ci arriveranno.

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    di Diego Serino
    E’ un martedì di una tranquilla estate di agosto a Roncadelle. E’ l’anno 2007. Le strade sono vuote. C’è un caldo afoso quel giorno. Sono le 15.30 circa, al Banco di Brescia di via Marconi, manca poco più di un’ora perché gli impiegati chiudano gli sportelli. C’è poca gente in giro, sono giornate in cui ladri e rapinatori escono più facilmente a caccia di bottino.
    I carabinieri lo sanno, e in quei giorni stanno pattugliando il territorio proprio per contrastare il fenomeno delle rapine. Passano davanti alla banca e si accorgono che c’è qualcosa che non va. Si appostano giusto in tempo per vedere due rapinatori uscire. Non sono soli. Hanno un ostaggio: il vicedirettore della Banca. I due uomini, intanto, non si sono ancora accorti dei militari.

     

    Si tolgono i passamontagna. Pensano di averla già fatta franca. Ma è solo un attimo. Uno dei rapinatori punta la sua pistola, una parabellum calibro 9 alla testa dell’impiegata. I carabinieri gli urlano di posare l’arma. Nella concitazione il vicedirettore riesce a fuggire e a ripararsi in banca. Ora in strada sono due contro due. Da un lato i carabinieri, Orlando Cotza, di soli 21 anni ed il collega Daniele Dell’Uomo. Dall’altro Benedetto Parisi, 35enne, di dimora in città, nel quartiere di San Polo, ma originario del catanese, ed il suo complice Antonio Cambedda, 51 anni di origine sarda. Il primo è armato di un taglierino, il secondo della pistola. Senza ostaggi si sentono perduti ma non hanno nessuna intenzione di farsi prendere e si avventano sui carabinieri.

    Gambetta colpisce un militare con il calcio della pistola ma nella colluttazione ha la peggio e viene immediatamente arrestato. Anche Parisi è stato bloccato dall’altro carabiniere ma non ha intenzione di arrendersi visto che il bottino, 3.800 euro, è proprio tra le sue mani. Il carabiniere non lo molla però. Nella colluttazione gli fa perdere anche una protesi dentaria. A quel punto il rapinatore lo colpisce al collo con il taglierino e parte di corsa verso la moto bmw rubata a Milano e già pronta per la fuga. “Pochi metri ed è fatta” pensa. Davanti gli si para un agente della polizia locale che viene stordito con un pugno. La moto è a pochi passi. A quel punto Costa, che ha il campo visivo libero, inserisce il colpo singolo nella sua mitraglietta e spara. Una volta sola. Il colpo trapassa il collo a Parisi che ha appena il tempo di dire “bastardo” al poliziotto prima di morire. I giorni seguenti le indagini porteranno al suo nascondiglio e a una serie di materiale che lo ricollegherebbe a numerosi colpi.

    Ovviamente il tesoro di Parisi è scomparso ma si riesce a risalire ad almeno quattro colpi con la sua firma. Si pensa che il bandito, amante della bella vita, spendesse gran parte di ciò che guadagnava. Proprio il giorno della sua morte aveva prenotato una cena da 1600 euro per festeggiare il colpo a Bordighera, e in luglio, sempre nella medesima località, dove aveva affittato anche una villa, ne aveva spesi 2.500. Bella vita pagata con la pelle. A Parisi vengono attribuite comunque le rapine del 24 luglio alla Bipop di via Vallecamonica in città, 180mila euro di bottino, quella del giorno precedente a Cellatica, durante la quale una cassiera venne sfregiata con un taglierino, una a Castelmella, in giugno, fruttata 14mila euro e quella mortale. Cambedda è stato condannato ad otto anni e dieci mesi per rapina, furto, lesioni e porto d’armi. 

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