Offlaga, Bresciangrana: niente proroga allo scudo. Scatta lo stato di agitazione

Pubblicato il bando per l’affitto ponte dello stabilimento di Cignano. I sindacati: «Nessuna garanzia su produzione e occupazione».

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Brescia. Il futuro di Bresciangrana passa da un nuovo tentativo di riorganizzazione, ma sullo stabilimento di Cignano di Offlaga resta alta la preoccupazione dei lavoratori.
Dopo la decisione del Tribunale di Brescia di non concedere la Bresciangrana scaduto il 30 settembre, giovedì i vertici dell’azienda hanno incontrato le organizzazioni sindacali per illustrare il bando relativo all’«affitto ponte» dell’attività, operazione destinata a precedere una possibile cessione.
Il bando è stato pubblicato il 2 ottobre nell’ambito della procedura in corso, con l’obiettivo, secondo l’azienda, di tutelare fornitori e clienti. Bresciangrana sostiene di aver compiuto passi avanti sul fronte del recupero dell’attività e del risanamento finanziario e prevede di presentare entro la fine di ottobre al Tribunale il piano di concordato preventivo.
Secondo i vertici della società, le prospettive di rilancio sarebbero legate anche alle manifestazioni di interesse avanzate da due cordate di imprenditori italiani del settore, interessate a rilevare l’azienda. Restano però diverse incognite. Tra queste lo stop alla produzione di Grana Padano, determinato da problemi al depuratore che, secondo le stime, richiederanno almeno alcune settimane per essere risolti, e soprattutto il futuro dei 66 dipendenti.

Bresciangrana

È proprio sull’occupazione che si concentra la preoccupazione di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila, che al termine dell’incontro hanno diffuso un comunicato unitario. Per le organizzazioni sindacali, il bando per l’affitto non offrirebbe garanzie sufficienti su tre aspetti: continuità produttiva e industriale dello stabilimento di Cignano, mantenimento degli attuali livelli occupazionali e tutela dei diritti contrattuali ed economici dei lavoratori nel passaggio alla nuova gestione.
Nel corso dell’incontro sono state affrontate anche le conseguenze della mancata proroga della procedura prevista dall’articolo 44 del Codice della crisi d’impresa. I sindacati hanno espresso la contrarietà a operazioni che, a loro giudizio, non offrano adeguate garanzie e che possano trasferire sui lavoratori i rischi legati alla fase di transizione.
Al termine dell’incontro con l’azienda, Fai, Flai e Uila hanno riunito i dipendenti in assemblea e deliberato l’immediata apertura dello stato di agitazione. Nei prossimi giorni potrebbe essere organizzato anche un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento.
A rendere ulteriormente teso il clima è stato infine l’episodio della rimozione delle bandiere sindacali che erano state collocate ai cancelli e lungo la recinzione dell’azienda. Le organizzazioni lo hanno definito un grave atto nei confronti delle prerogative sindacali e hanno annunciato l’intenzione di rivolgersi al Tribunale del lavoro per denunciare una presunta condotta antisindacale.

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