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Timken, mobilitazione per salvare 106 posti di lavoro

Giovedì 5 agosto un tavolo interistituzionale tra azienda, sindacati e rappresentanti del territorio per chiedere che l'impianto di Villa CArcina non venga chiuso

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(red.) E’ massiccia la mobilitazione a tutela dei lavoratori della Timken di Villa Carcina, dopo che l’azienda ha annunciato la chiusura del sito bresciano.

Il consiglio comunale del paese valtriumplino,
venerdì 30 luglio ha presentato una mozione, approvata all’unanimità, in cui si impegna “a attivarsi su tutti i tavoli istituzionali, per richiedere l’utilizzo degli strumenti normativi ed economici a disposizione, per impedire la chiusura dello stabilimento, consentire la ripresa del dialogo e il confronto con le parti sociali ed evitare la procedura di licenziamento unilaterale”.

Il Comune avanza anche “la richiesta di un’immediata legge sugli ammortizzatori sociali, che rispetti i valori costituzionali della dignità umana, e l’istanza delle organizzazioni sindacali per far ripartire il tavolo del settore automotive, affrontare la fase di transizione e individuare, con un accordo tra le parti sociali, i ministeri competenti e le aziende, gli investimenti e gli strumenti per la tutela dell’occupazione e dell’industria, per evitare che i cambiamenti ambientali, tecnologici e organizzativi, ricadano sulle lavoratrici e sui lavoratori”.

Timken Villa Carcina

Insieme per tutelare il diritto al lavoro dei 106 addetti della multinazionale statunitense anche la Comunità Montana della Valle Trompia che ha annunciato, per giovedì 5 agosto, un tavolo interistituzionale a cui sono stati invitati a partecipare i vertici dell’impianto, nella figura del direttore del sito bresciano, Francesco Contolini, i rappresentanti Fiom Brescia e Lombardia ed i sindaci dei comuni valtriumplini,

Anche la comunità ecclesiale ha espresso vicinanza ai lavoratori ed alle lavoratrici della Timken: in una lettera la Chiesa bresciana evidenzia “la grande preoccupazione per il futuro”, ma anche stigmatizza le modalità “non rispettose” con cui l’azienda ha comunicato la decisione di chiudere il sito produttivo.

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