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Brebemi, Locatelli lavora ancora

L'imprenditore edile accusato di aver inquinato il terreno sotto il manto stradale e corrotto Franco Nicoli Cristiani ora lavora in cantiere come geometra.

(red.) L’Italia è un paese che per quanto riguarda corruzione e malaffare riserva sempre delle spiacevoli sorprese. E il Nord purtroppo quasi mai fa eccezione. E del resto la cronaca della criminalità crea assuefazione.
Così non stupisce poi troppo sapere che Pierluca Locatelli, impresario edile di Grumello del Monte, accusato di aver inquinato il sottofondo della direttissima Brescia – Milano e di aver infilato in tasca a Franco Nicoli Cristiani mazzette da 200 mila euro per ottenere da lui, all’epoca vicepresidente del consiglio regionale, una mano per avviare la discarica di amianto di Cappella Cantone, tre anni dopo il suo arresto si ritrovi di nuovo al suo posto. Certo, consoliamoci, non è alla guida di un gruppo di investitori, ma con mansioni più umili.
«Mi ha assunto un mio ex dipendente» dice Locatelli, fuori dall’aula del Tribunale di Bergamo, dove si deve celebrare (ma non è partito per il difetto di due notifiche) il processo per la circonvallazione di Orzivecchi e per la Brebemi. «Ho ripreso a lavorare nello stesso comparto. Faccio di tutto: dal camionista al geometra. Lo faccio sugli stessi cantieri di un tempo». E contrattacca senza lesinare una certa dose di sfacciataggine:  «Che vuole che le dica: è evidente che sono bravo nel mio mestiere. È evidente anche che non ho inquinato proprio niente. Diversamente Brebemi non avrebbe affidato delle opere all’azienda per la quale lavoro».
Di diverso avviso sono però i tanti che si sono rivolti alla giustizia per chiedere un rendiconto all’ex imprenditore edile. Tra questi c’è persino la Locatelli Geom. Gabriele Srl.  
L’azienda che ha amministrato sino all’esplosione delle inchieste che lo hanno riguardato, e che si sono tradotte anche nel tracollo finanziario del suo impero, gli è al fianco, quale responsabile civile, ma gli è anche contro. Con l’autorizzazione del giudice delegato, il liquidatore ha dato mandato all’avv. Marra di Milano di costituirsi parte civile. Di chiedere agli imputati (persone fisiche) di pagare di tasca propria la crisi senza ritorno nella quale si è infilata l’azienda e con la quale devono fare i conti diversi creditori.
La giustizia però ancora non si è espressa.
Avrebbe dovuto iniziare a farlo già a partire da mercoledì 7 maggio ,ma l’appuntamento nell’aula 3 del Tribunale di Bergamo si è rivelato utile al giudice Vito Di Vita solo per prendere atto di un paio di vizi di notifica e registrare le intenzioni, ancora da formalizzare, delle persone offese. L’udienza è durata poco più di un quarto d’ora: il tempo di mettere d’accordo il nutrito collegio difensivo sulla data alla quale aggiornarla. Appuntamento ora al sei giugno prossimo.

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