Primo Maggio, Acli Brescia: «Il lavoro c’è ma non basta più»
Occupazione in crescita ma qualità in calo secondo le Acli bresciane, alla vigili della festa dei lavoratori. Preoccupazione per precarietà, salari bassi e impatto dell’IA sul lavoro.
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Brescia. Anche nel Primo Maggio 2026 le Acli bresciane mettono in evidenza quella che definiscono una contraddizione sempre più evidente del mercato del lavoro italiano: un’occupazione in crescita e una disoccupazione in calo che, tuttavia, non si traducono automaticamente in migliori condizioni di vita per i lavoratori.
Se i dati quantitativi del mercato del lavoro appaiono nel complesso positivi, secondo le Acli è la qualità dell’occupazione a destare le maggiori preoccupazioni. Aumentano infatti le forme di lavoro precario, instabile e spesso insufficiente a garantire un reddito adeguato per vivere. Una condizione che viene sintetizzata come crescita del fenomeno dei “working poor”, lavoratori poveri pur in presenza di un’occupazione.
«Nella vita il lavoro è una priorità: la speranza di poter lavorare è un sentimento diffuso e intenso», sottolinea Fabrizio Molteni, vicepresidente delle Acli provinciali con delega al lavoro. «In questi anni continuiamo a registrare un aumento di persone che, pur lavorando, non riescono a vivere dignitosamente. È una situazione che non possiamo accettare e sulla quale vogliamo continuare a impegnarci per trovare soluzioni condivise».
Tra le criticità segnalate dall’associazione anche il ritardo della contrattazione collettiva, spesso caratterizzata da lunghi periodi senza rinnovi, che lasciano scoperte ampie fasce di lavoratori. Da qui la richiesta di una riforma del sistema e l’introduzione di strumenti che evitino retribuzioni inferiori a soglie minime di dignità.
Un altro nodo riguarda il rapporto tra lavoro e tecnologia. L’intelligenza artificiale e l’automazione, osservano le Acli, possono generare forme di “disoccupazione tecnologica” se non governate. Per questo viene richiamata la necessità di maggiore responsabilità da parte delle imprese e di una condivisione dei costi sociali legati ai processi di ristrutturazione e riduzione del personale.
Secondo l’associazione, anche i consumatori possono giocare un ruolo attivo, orientando le proprie scelte verso aziende più attente alla responsabilità sociale e alla tutela dei diritti dei lavoratori, contribuendo così a influenzare i comportamenti del mercato.
L’obiettivo, sottolineano le Acli, è costruire un nuovo modello di lavoro capace di valorizzare competenze, formazione e dignità della persona. Un’esigenza che si intreccia anche con le parole di Papa Francesco, richiamate nel messaggio dell’associazione: il lavoro come elemento centrale di dignità e giustizia sociale.







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