“Il gesto attraverso”, al Castello di Govone la personale di Albino Pitti

Dal 3 ottobre al 1° novembre la personale dell’artista bresciano di origine rovatese nella storica residenza sabauda. Il 24 ottobre il Meet&Greet con l’artista.

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    Il tempo costruisce, il gesto distrugge. Il tempo sedimenta, il gesto irrompe. Il primo lascia sulle pietre, sulle pareti e negli affreschi la paziente memoria dei secoli; il secondo attraversa la superficie in un istante, la ferisce, la trasforma, la rende irripetibile. È su questa frizione, tutt’altro che pacificata, che nasce “Il gesto attraverso”, la personale di Albino Pitti (con opere di proprietà di Art Finance Found) ospitata dal 3 ottobre al 1° novembre 2026 negli ambienti del Castello Reale di Govone mentre il 24 ottobre alle 15.30, il pubblico potrà incontrare l’artista nel Meet&Greet dedicato al suo percorso e al rapporto fra gesto, materia e spazio.

    Nato a Brescia nel 1951 e di origine rovatese, Pitti ha fatto del gesto pittorico il cuore della propria ricerca creando la corrente dell’Espansionismo. Non un semplice modo di dipingere, ma un atto fisico, una scarica di energia nella quale colore, segno e materia registrano il movimento dell’artista. “Il mio gesto pittorico – spiega – è un’azione vitale, una carica di energia pura che cerca il confronto con lo spazio e la materia”. È una pittura che non sembra voler rappresentare qualcosa, quanto piuttosto accadere. Il gesto precede l’immagine e, in qualche modo, la sostituisce. Una ricerca maturata nell’orbita dell’astrazione e poi dilatata verso la scultura, la performance e la dimensione spaziale. Formatosi tra Rotterdam e Amsterdam, Pitti ha costruito negli anni un percorso internazionale, con esperienze in Europa e negli Stati Uniti. Oggi vive in Bulgaria, ma continua a interrogare la pittura come esperienza fisica prima ancora che visiva.

    Albino Pitti al castello di Govone

    A Govone, però, quella fisicità incontra un luogo che sembra appartenere a una concezione opposta del tempo. Il Castello, nato come fortificazione medievale, trasformato in residenza dei Solaro e acquistato dai Savoia nel 1792, divenne nell’Ottocento residenza estiva di Carlo Felice. Architetti e artisti ne costruirono l’eleganza, lasciando sulle sale e sulle decorazioni una stratificazione di epoche e linguaggi. Dal 1997 il complesso è parte del sito UNESCO delle Residenze Sabaude.

    Ed è qui che la mostra acquista il suo significato più interessante: un gesto contemporaneo entra in una macchina del tempo. Da una parte la velocità, l’istinto, l’irripetibilità dell’azione pittorica; dall’altra la lentezza della storia, la permanenza della materia, la memoria di chi quelle stanze le ha progettate, decorate e abitate. “La superficie della tela è uno spazio esistenziale, e perciò abitabile dal gesto pittorico”, scrive Pitti. A Govone la tela sembra allora uscire dai propri confini: anche le sale diventano parte dell’opera, mentre l’opera modifica lo sguardo sulle sale. Il Castello non è soltanto lo scenario della mostra, ma il termine stesso del confronto. “Portare questa ricerca all’interno delle storiche sale del Castello Reale di Govone – racconta Pitti – è stato un privilegio immenso e un momento di profondo dialogo tra l’urgenza del contemporaneo e la solennità della storia”. Resta, alla fine, una domanda: che cosa sopravvive quando il gesto è già finito? Un colore, una traccia, una materia spostata per sempre. E forse anche qualcosa di più: la prova che un istante può riuscire a misurarsi con i secoli. A Govone, il gesto di Albino Pitti prova precisamente questo: entrare nel tempo della storia senza smettere di essere contemporaneo.

    Albino Pitti al castello di Govone

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