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Omicidio in Maddalena, “fu una trappola”

Individuati i presunti autori del duplice omicidio dei due imprenditori macedoni. Sono un ex carabiniere e un ex poliziotto. All'origine del delitto una truffa milionaria.

(red.) Sarebbero stati individuati i presunti autori del duplice omicidio dei due imprenditori macedoni rinvenuti oramai cadaveri e in avanzato stato di decomposizione lo scorso 15 ottobre sul monte Maddalena a Brescia.
La polizia ha fermato un ex carabiniere, ora agente di vigilanza privata, Luca Cerubini, e un finanziere ex poliziotto di Parma che ora lavora a Lugano in Svizzera, Daniele Saravini, di 33 anni. I provvedimenti sono stati disposti dal pm titolare dell’inchiesta, Ambrogio Cassiani.
Secondo quanto emerso, ai due indagati gli inquirenti sarebbero arrivati sia grazie ai riscontri sulla sim del telefonino trovato sul luogo del rinvenimento dei corpi di Hristo Uzunov, 42 anni, titolare di una ditta di forniture agroalimentari, residente a Tetovo, Repubblica di Macedonia e di Ekrem Salija, 45 anni, intestatario di un’impresa di forniture aziendali, residente nella stessa città ma con passaporto croato, sia grazie all’analisi della documentazione contenuta nella valigie dei due uomini d’affari, bagagli che erano rimasti in un albergo in zona stazione fino a qualche settimana fa. Tra gli incartamenti anche il progetto per la costruzione di un centro commerciale a Skopje, capitale della Macedonia.
Il 37enne bresciano Luca Cerubini, che ha lavorato come guardia privata per la Golden Lady di Castiglione delle Stiviere (Mantova), fino alla primavera di cinque anni fa era in servizio al Nucleo Radiomobile dei Carabinieri di Brescia.
L’ex appuntato si congedò dall’Arma dopo la sentenza di primo grado e la condanna per lesioni al termine di un processo che lo vedeva imputato, insieme ad altri tre militari, anche per tentato omicidio e falso nella vicenda dell’arresto di Giuseppe Guarneri, pluripregiudicato bresciano che fuggì a bordo di un’auto rubata, venne fermato dopo un inseguimento e arrestato in circostanze particolarmente violente.
Non soltanto, Cerubini depositò una denuncia contro l’allora sindaco di Montichiari Gianantonio Rosa per abuso d’ufficio. L’ex militare contestava al primo cittadino il rifiuto da parte di Rosa di celebrare le nozze tra il 37enne e una ragazza romena. Il sindaco venne assolto dall’accusa con formula piena. L’uomo poi si sposò altrove, ma, dopo poco tempo, si separò.
Cosa collegherebbe Cerubini all’altro uomo fermato, l’ex poliziotto Saravini? L’ex appuntato dei carabinieri sarebbe stato assunto dall’ex agente come “guardia del corpo”, perché Saravini si sarebbe sentito minacciato da un gruppo di imprenditori dell’Est con cui avrebbe dovuto fare affari.
Cerubini e Savini, secondo quanto hanno spigato gli investigatori, avevano architettato un complesso piano, promettendo ai due imprenditori macedoni un finanziamento di circa 20 milioni di euro; in cambio, nel corso di quasi un anno a cavallo tra 2010 e 2011, si erano fatti consegnare circa 400 mila euro per coprire fantomatiche spese per l’apertura della linea di credito e sconti su obbligazioni.
Quando i due macedoni, intuendo il raggiro, hanno cominciato a pretendere la restituzione del denaro, anche con pesanti minacce, i due italiani li avrebbero attirati in una trappola mortale a Brescia.
L’arma del delitto non è ancora stata ritrovata. Nell’abitazione del 37enne Cerubini, a Brescia, gli agenti hanno rinvenuto e sequestrato una pistola Block 9×21, centinaia di bossoli, decine di proiettili, due pugnali.
Le indagini proseguono per appurare se nella vicenda sia coinvolta un aterza persona. Il riserbo degli inquirenti è massimo, ma è trapelato comunque che potrebbe figurare tra i complici del duplice omicidio anche un altro uomo, italiano, di professione body guard, trasferitosi a vivere in Tunisia lo scorso giugno.

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