Brescia tra orsi, lupi e cinghiali: fauna selvatica e agricoltura sotto pressione
Dalla montagna alla pianura, la presenza di grandi carnivori e fauna selvatica cresce, con impatti su allevamenti, colture e sicurezza stradale.

Brescia. Dalla Valcamonica alla pianura, la provincia di Brescia è tra le aree lombarde più coinvolte dalla crescita dei predatori. Il ritorno del lupo è ormai un fenomeno consolidato: l’ultimo report regionale indica la presenza stabile della specie lungo l’arco alpino lombardo, con branchi identificati anche nel territorio bresciano, insieme a Sondrio e Bergamo.
«Si tratta di un successo dal punto di vista ambientale, ma che continua a generare tensioni con il mondo zootecnico», spiegano gli esperti. Nel 2024 in Lombardia sono stati registrati 123 eventi predatori, con indennizzi per circa 78 mila euro, principalmente riconducibili al lupo. Tuttavia, il problema non è solo la presenza dell’animale, quanto la gestione: molte aziende agricole non adottano misure preventive adeguate o le utilizzano in modo inefficace, con recinzioni insufficienti o sistemi non attivi al momento degli attacchi.
Diversa è la situazione dell’orso, ancora non stabilmente insediato, ma presente anche nel Bresciano. Nel 2024 sono stati rilevati 78 segni di presenza in Lombardia, concentrati tra Brescia, Sondrio, Bergamo e Lecco. Si tratta di giovani maschi in dispersione provenienti dal Trentino, senza evidenze di riproduzione sul territorio. Negli ultimi anni, tuttavia, l’areale femminile si è progressivamente avvicinato al confine con Brescia, segnale che in futuro la presenza potrebbe diventare più strutturata.
Il cinghiale rappresenta oggi la specie con il maggiore impatto economico. In Lombardia si stimano almeno 150 mila esemplari, con danni agricoli superiori ai 6 milioni di euro annui, concentrati soprattutto nelle province di Brescia, Pavia e Mantova. Le colture più colpite sono mais, riso, vigneti e prati da foraggio. Oltre all’impatto economico, cresce anche il rischio per la sicurezza stradale: nel 2024 si sono registrati quasi 200 incidenti gravi causati da fauna selvatica.
Un’altra emergenza riguarda la nutria, con una popolazione lombarda stimata tra 700 mila e 2,3 milioni di esemplari, che causa danni a argini, canali e coltivazioni, minacciando la stabilità idraulica del territorio. Le aree più vulnerabili coincidono con zone irrigue e bacini fluviali della pianura bresciana.
Secondo il consigliere regionale Carlo Bravo, i dati disponibili sottostimano la reale presenza dei predatori: «Sul campo, le segnalazioni e le lamentele degli allevatori indicano fenomeni molto più diffusi e impattanti di quanto documentato ufficialmente». Dal ritorno dei grandi carnivori in montagna ai danni della fauna selvatica in pianura, Brescia si trova al centro di una sfida crescente: garantire la convivenza tra uomo e animali, tutelare gli allevamenti e proteggere la sicurezza del territorio.
E’ degli ultimi giorni la notizia che, in una stalla di Azzano Mella, nella Bassa bresciana, due vitelli siano stati vittime di un attacco ad opera di animali selvatici, sulla cui specie sono in corso accertamenti.







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