Brescia, consumati 3mila ettari di suolo in meno di 20 anni
Tra il 2006 e il 2024 la provincia è terza in Italia per consumo netto, dietro Roma e Lecce. Dal 2019 al 2024 persi quasi 959 ettari, ma ne sono stati ripristinati meno di tre.
Più informazioni su

Brescia. La provincia di Brescia continua a essere tra quelle che hanno consumato più suolo in Italia.
Tra il 2006 e il 2024 il territorio bresciano ha perso complessivamente 32,8 chilometri quadrati di suolo, equivalenti a oltre 3mila ettari. Un dato che colloca Brescia al terzo posto nella graduatoria nazionale, alle spalle delle province di Roma, con 46,5 chilometri quadrati, e Lecce, con 36,5.
A fotografare la situazione è il Rapporto 2025 dell’Ispra, che evidenzia come il fenomeno continui a interessare gran parte del territorio italiano. Nel periodo considerato, il 98% dei Comuni italiani, pari a 7.739 su 7.896, ha registrato un aumento delle superfici artificiali.
Nel Bresciano il ritmo del consumo di suolo sembra essersi leggermente ridotto negli ultimi anni, ma i numeri restano significativi. Tra il 2019 e il 2024 sono stati consumati 958,82 ettari, a fronte di appena 2,95 ettari ripristinati nello stesso periodo.
Nel 2024 la quota di territorio provinciale coperta da suolo consumato ha raggiunto il 10,53%, contro una media nazionale del 7,17%. Il dato bresciano resta invece al di sotto della media lombarda, pari al 12,22%. A livello nazionale la provincia si trova al 28esimo posto, mentre ai vertici della classifica figurano Napoli, con il 34,9%, e Milano, con il 32%.
Il fenomeno non appare direttamente legato all’andamento demografico. La crescita delle superfici artificiali prosegue infatti anche in territori dove la popolazione è stabile o in diminuzione, a conferma di come urbanizzazione e infrastrutture possano continuare a incidere sul territorio indipendentemente dalla dinamica dei residenti.
Sono 112 dei 205 Comuni bresciani ad aver registrato, tra il 2019 e il 2024, almeno un ettaro di nuovo consumo di suolo. Ventuno, invece, hanno mantenuto il consumo a zero, mentre Paratico e Urago d’Oglio hanno fatto segnare un dato negativo grazie al recupero di superfici precedentemente consumate.
Tra i Comuni che hanno perso più suolo spiccano Desenzano del Garda, con 73,26 ettari, e Calcinato, con 73,16. Seguono Ghedi, con 62,87 ettari, Lonato del Garda, con 60,87, e Montichiari, con 40,05. Nei cinque Comuni si concentra circa un terzo dell’intero consumo di suolo registrato in provincia nel periodo.
Numeri importanti anche a Mazzano, con 30,02 ettari, Ospitaletto, con 29,37, e Chiari, con 24,03. Seguono Castrezzato, Rovato e Castegnato, quest’ultimo con 18,55 ettari di consumo netto.
Anche Brescia città ha continuato a consumare suolo, con 18,45 ettari nel quinquennio. Il capoluogo può però contare sul recupero di oltre 15 ettari di superfici precedentemente artificializzate.
La percentuale di territorio già occupata da superfici artificiali supera il 30% in diversi Comuni della fascia centrale della provincia. Fa eccezione Cividate Camuno, al 32,5%.
Il valore più elevato è quello di Ospitaletto, al 46,5%, seguito da Castegnato al 39,4%, Roncadelle al 38,6%, San Zeno Naviglio al 35,2%, Rezzato al 34,6%, Flero al 34,3%, Castel Mella al 33,9%, Mazzano al 33,3%, Travagliato al 32,4% e Capriolo al 30,3%.
Decisamente diverso il quadro nelle aree montane, dove una quarantina di Comuni presenta una percentuale di suolo consumato inferiore al 3%. Tra i territori con i valori più bassi figurano Vione, all’1%, Paisco Loveno, allo 0,8%, e Saviore dell’Adamello, allo 0,6%.
Il consumo di suolo rappresenta una delle principali sfide ambientali anche alla luce degli obiettivi europei e nazionali. Il regolamento europeo sul ripristino della natura punta all’azzeramento della perdita di aree verdi urbane entro il 2030 e al loro incremento a partire dal 2031.
Ridurre l’artificializzazione del territorio e aumentare il recupero delle aree già compromesse significa intervenire anche su temi strettamente legati ai cambiamenti climatici, al dissesto idrogeologico, alla qualità dell’aria e dell’acqua e alla tutela della biodiversità.








Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.