Chiari, Legambiente chiede nuove verifiche sull’impatto della Sandrini Metalli

L'associazione sollecita Provincia e Arpa sul nuovo impianto di Chiari e chiede una seduta del Consiglio comunale. La Provincia ha già avviato il riesame dell'autorizzazione.

Chiari. Torna al centro del confronto a Chiari il progetto di ampliamento della Sandrini Metalli, destinato a sorgere in via Roccafranca a ridosso del tessuto urbano. Legambiente ha inviato una nuova segnalazione alla Provincia di Brescia e ad Arpa, chiedendo ulteriori verifiche sull’autorizzazione ambientale rilasciata per il nuovo impianto e sulle possibili ricadute per l’ambiente e la salute pubblica.
La lettera, firmata dalla presidente regionale di Legambiente Barbara Meggetto e dal presidente del Circolo Chiari Ovest Giuseppe Ramera, mette in discussione l’adeguatezza dell’attuale Autorizzazione unica ambientale e solleva l’ipotesi che, considerata la tipologia dell’attività e la vicinanza alle abitazioni, sarebbe stato più cautelativo procedere attraverso un regime di Autorizzazione integrata ambientale (Aia), con l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili.
Il progetto prevede la realizzazione di un nuovo capannone destinato ad ampliare le attività dell’azienda, con l’introduzione di nuove linee produttive per il settore delle costruzioni ad alta tecnologia. L’impianto dovrebbe produrre circa 16mila tonnellate all’anno di pannelli sandwich, affiancando alla lavorazione e alla piegatura delle lamiere anche una fase di produzione e incollaggio di poliuretano.
È proprio su questo processo che si concentrano le principali osservazioni dell’associazione ambientalista. Secondo la documentazione esaminata da Legambiente, il ciclo produttivo prevede l’impiego di circa 370 tonnellate annue di n-pentano, utilizzato come agente espandente, oltre a circa 200 tonnellate di primer contenente solventi.
Legambiente segnala inoltre la presenza nel processo produttivo di sostanze come isocianati, ammine e dimetilcicloesilammina, quest’ultima utilizzata come catalizzatore. L’associazione ritiene che la documentazione disponibile non consenta di valutare pienamente l’impatto delle emissioni e chiede quindi ulteriori approfondimenti.
Nel mirino c’è in particolare l’Autorizzazione unica ambientale rilasciata dalla Provincia di Brescia nel febbraio 2024, relativa anche alle emissioni dei camini E2 ed E3.
Secondo Legambiente, l’autorizzazione stabilisce un limite generale di 50 milligrammi per metro cubo per i composti organici volatili, ma non prevede limiti specifici di concentrazione o quantitativi annuali per alcune delle sostanze considerate più problematiche dall’associazione.
Tra gli aspetti che, secondo Legambiente, necessiterebbero di ulteriori verifiche vengono indicati il bilancio di massa, la verifica della normativa sui solventi, i monitoraggi, la modellazione della dispersione degli inquinanti, il controllo delle emissioni odorigene e la valutazione sanitaria.
L’associazione richiama inoltre un precedente parere di Arpa, espresso al termine dell’iter amministrativo, che aveva evidenziato criticità sotto il profilo della compatibilità ambientale dell’impianto. Si trattava tuttavia di un parere non vincolante.
Nel frattempo, la Provincia di Brescia ha già avviato un riesame dell’autorizzazione, dopo le segnalazioni presentate nei mesi scorsi e le successive iniziative di Legambiente Lombardia.
A Sandrini Metalli è stata richiesta entro il 15 settembre una relazione tecnica contenente, tra gli altri elementi, l’analisi del processo di schiumatura, il bilancio di massa del pentano, compresa la fase di pressatura a caldo, e una proposta relativa alle sostanze da ricercare nelle emissioni dei camini.
L’obiettivo del riesame è arrivare a una definizione più puntuale dei limiti emissivi, considerando anche la presenza di isocianati, ammine e pentano.
Alla luce degli approfondimenti già avviati, il circolo di Legambiente Chiari Ovest chiede ora che la questione venga nuovamente affrontata in Conferenza dei servizi, garantendo la massima trasparenza sul procedimento.
L’associazione sollecita inoltre una seduta specifica del Consiglio comunale di Chiari dedicata alle possibili ricadute del progetto su abitazioni, scuola, parco e cascine situate nelle vicinanze dell’impianto.
Il confronto, secondo Legambiente, non riguarda più soltanto gli aspetti urbanistici legati alla realizzazione del nuovo capannone, ma soprattutto la compatibilità ambientale e sanitaria dell’attività produttiva in rapporto alla sua collocazione a ridosso del centro abitato.

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