Depuratore del Garda, i comitati all’attacco: «Il progetto va rivisto»
Quattordici associazioni chiedono una gestione unitaria del bacino Sarca-Garda-Mincio. Nel mirino lo scarico nel Chiese, gli sfioratori e la mancanza di una regia unica.
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Lonato del Garda. Una governance unica per il bacino Sarca-Garda-Mincio e una revisione del progetto del nuovo depuratore del Garda. È la richiesta avanzata dal Coordinamento interregionale per la tutela del Garda, che riunisce quattordici associazioni ambientaliste e comitati delle province di Brescia, Verona, Trento e Mantova.
Attraverso un documento tecnico condiviso, elaborato sulla base di dati provenienti da Arpa, Ato e dagli enti territoriali coinvolti, il Coordinamento denuncia una gestione frammentata delle problematiche ambientali del lago e dei suoi emissari, sostenendo che le attuali divisioni amministrative ostacolino l’individuazione di soluzioni efficaci.
«Le acque non conoscono confini amministrativi», sottolineano i promotori dell’iniziativa, che chiedono la creazione di un organismo sovraordinato incaricato di coordinare monitoraggio ambientale, depurazione e gestione delle risorse idriche dell’intero sistema Sarca-Garda-Mincio.
Tra i punti più critici evidenziati nel documento figurano le reti fognarie miste e in parte obsolete, i depuratori sottoposti a forte pressione durante la stagione turistica, gli scarichi di troppo pieno che raggiungono il lago e le criticità ambientali che interessano il Mincio, i laghi mantovani e il fiume Chiese.
Particolarmente netta la posizione sul nuovo depuratore del Garda previsto a Esenta di Lonato. Secondo il Coordinamento, il progetto presenta aspetti che meritano un approfondimento ulteriore, a partire dalla scelta di convogliare le acque depurate nel fiume Chiese attraverso un canale artificiale di oltre dieci chilometri.
«Desta preoccupazione e contrarietà lo scarico nel fragilissimo fiume Chiese delle acque provenienti dal bacino gardesano», spiegano le associazioni, che contestano anche la mancata soluzione del problema della separazione tra acque bianche e acque nere e la presenza di numerosi sfioratori e scarichi non regolarizzati.
Tra le richieste contenute nella lettera inviata agli enti coinvolti e al prefetto di Brescia, commissario dell’opera, figurano la revisione dell’Accordo di Programma del 2017, lo spostamento dello scarico del depuratore di Peschiera a monte della diga di Salionze, l’esclusione dello scarico nel Chiese e la sottoposizione dell’intero sistema di collettamento e depurazione a una Valutazione di Impatto Ambientale (Via) complessiva.
I rappresentanti del Coordinamento evidenziano inoltre la necessità di attendere gli esiti degli studi attualmente in corso sullo stato ecologico del Chiese e sull’efficienza delle reti fognarie della sponda bresciana del Garda prima di procedere con scelte definitive.
L’appello lanciato dalle associazioni punta dunque a riportare il dibattito su una scala più ampia, superando i confini provinciali e regionali. «Il lago è uno solo», sostengono i promotori, «e richiede una visione condivisa e coordinata per affrontare le sfide ambientali del futuro».








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