Passirano, “no” al trasloco di rifiuti del Sin Caffaro alla Macogna
Alzata di scudi da parte dei sindaci di Cazzago, Berlingo, Travagliato, Rovato contrari al paventato spostamento di scorie nocive in un nuovo impianto di conferimento da 2 mln di metri cubi situato a 7,5 km di distanza da quello della Vallosa.
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Passirano. E’ protesta istituzionale sul paventato “trasloco” alla Macogna di Cazzago San Martino di parte delle scorie attualmente custodite nel Sin Caffaro “Vallosa” di Passirano (Brescia).
I sindaci dei Comuni di Cazzago San Martino, Berlingo, Travagliato, Rovato, coinvolti nell’ipotesi dello spostamento del materiale derivante dal Sin Caffaro, proposto dalla Eredi Compagnia Nazionale srl, che vorrebbe realizzare un impianto di conferimento da 2 milioni di metri cubi, protestano nuovamente dopo che il Pirellone ha avviato la procedura di Vas (Valutazione Ambientale Strategica che esamina gli impatti sull’ambiente di piani e programmi, garantendo che le scelte siano sostenibili) per la modifica del Programma regionale di gestione rifiuti, finalizzato alla realizzazione di cosiddette «discariche di servizio» che siano collocate ad una distanza massima di 15 km. Distanza che tra i due siti, la Macogna e la Vallosa, è di 7,5 km.
Si tratterebbe di movimentare 450 mila metri cubi di materiali pericolosi nel nuovo bacino di conferimento, sito tra Cazzago, Travagliato e Berlingo.
A Passirano sono attualmente presenti 550 mila metri cubi di materiale contaminato da Pcb e metalli pesanti.
I primi cittadini delle amministrazioni locali “interessate” dall’ operazione, Fabrizio Scuri di Cazzago, Fausto Conforti di Berlingo, Tiziano Belotti di Rovato e Renato Pasinetti di Travagliato, hanno inviato una lettera all’assessore lombardo all’Ambiente Giorgio Maione e al presidente della Provincia di Brescia Emanuele Moraschini nella quale chiedono di inserire le municipalità di cui sono alla guida tra i Comuni «non idonei ad ospitare eventuali impianti di recupero e smaltimento rifiuti, confermando l’indice di pressione e comunque approvando criteri localizzativi che escludano i territori dove sono stati localizzati impianti di gestione rifiuti in numero sproporzionato rispetto alla popolazione e alla produzione provinciale e si è insediata l’altrettanto impattante attività estrattiva».
I sindaci evidenziano la criticità di tale progetto, richiamando Provincia e Regione a valutare lo sfruttamento «di eventuali impianti già esistenti, anche in un ambito più ampio rispetto ai 10 km», e che «le comunità confinanti con l’area inquinata si troverebbero gravate dall’obbligo di ospitare le scorie per rigenerare altri Comuni». Gli amministratori non dicono solo “no”, ma propongono anche soluzioni tra cui che «l’eventuale autorizzazione di discariche di servizio al di fuori del Comune interessato all’intervento di bonifica sia subordinato ad una preventiva analisi tecnico-economica di soluzioni che si avvalgano di impianti già esistenti, e comunque subordinato a parere favorevole del Comune ospitante e di quelli confinanti».








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