«Quella in atto a Brescia non è una seria operazione di riforestazione urbana»
SOS-alberi di Brescia interviene sul dibattito in merito alla gestione del verde in città dopo il taglio di un intero bosco in via Labirinto. «A preoccupare di più sono le condizioni climatiche che andranno via via peggiorando, così come la qualità dell'aria che non ne potrà trarre alcun beneficio positivo».
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Brescia. «È un “grossolano” e poco trasparente intervento di taglio di alberi sani e adulti per mettere a dimora piccole alberature che, considerato il primato cittadino per il peggior clima in Italia, saranno in buona parte destinate a morire. Purtroppo, tutto questo è diventata una prassi negli ultimi anni con forti ripercussioni per quanto riguarda la spesa di denaro pubblico». Lo afferma l’ associazione SOS-alberi di Brescia in merito al piano di riforestazione e la gestione del verde in città.
«Ma a preoccupare di più sono le condizioni climatiche che andranno via via peggiorando, così come la qualità dell’aria che non ne potrà trarre alcun beneficio positivo. Le alberature hanno un effetto diretto sul contenimento delle temperature nel periodo estivo, sulla regolazione del microclima, dal momento che sono in grado di utilizzare e restituire umidità all’aria e al terreno, assorbono CO2 e restituiscono ossigeno, assorbono le micro-particelle e i gas inquinanti».
Per SOS Alberi, «si comprende l’esigenza di rimuovere quelle piante che costituiscono un reale pericolo, mentre alcune piante “ammalorate” potrebbero essere curate, ma non può essere questa la parola da utilizzare come espediente per tagliare alberi sani così come sta avvenendo e in questo modo incentivare le spese per i loro inutili abbattimenti. Altro espediente è il riferimento agli alberi a “ciclo vitale concluso”, ennesimo escamotage per tagliare, tagliare, tagliare per poi piantare, piantare, piantare nella logica che tanto ricorda il “do ut des”…?».
«Sarebbe importante sapere quante piante verranno tagliate nel Comune di Brescia per riforestare la città – per come è posta la questione sembrerebbe un assurdo ossimoro, ma è quello che sta accadendo – e quale sarà il bilancio finale della riforestazione. E mettiamo a bilancio non solo la differenza tra gli alberi adulti tagliati e le pianticelle piantumate al loro posto, ma una serie di altri fattori. Le operazioni di riforestazione urbana che hanno portato al taglio di un bosco tra la tangenziale e la zona industriale della Motorizzazione è un po’ di più di una sommatoria di alberi. La sua rilevanza dal punto di vista delle connessioni ecologiche e dei servizi eco-sistemici è molto superiore. Se poi consideriamo che la sistemazione del terreno ha previsto lo “scasso profondo, la regolarizzazione e la modellazione meccanica della terra presente in loco per una profondità media di 50 cm”, la devastazione appare ancora più chiara: in quei centimetri di terra vi è la parte più vitale del suolo. Miliardi di tanti tipi di batteri, miceti, lieviti che rendono “vivo” il terreno e che sono interconnessi tra di loro e con gli apparati radicali degli alberi. Ovviamente viene uccisa anche la parte più visibile costituita da invertebrati, insetti e piccoli animali. Si parla di biocenosi. A questo si aggiunge la fauna selvatica che trova nel bosco il suo habitat naturale, tra cui piccoli mammiferi, che hanno le loro tane nel terreno e nella vegetazione e molte specie di uccelli» osserva SOS Alberi.
«Le temperature nelle aree dove sono avvenuti i tagli saranno più alte, specie durante il periodo estivo e il terreno, deprivato della normale ombreggiature e copertura del sottobosco, sicuramente più arido, esposto, così come gli apparati radicali dei nuovi alberelli. Diverso sarebbe stato curare l’esistente e provvedere solo ad alcune sostituzioni. In quei terreni dove le piantumazioni sono avvenute già da un paio d’anni, si vede chiaramente il risultato di simili operazioni: è il caso di via Abbiati, dove le piantine che stanno crescendo sono una minoranza; quello che si vede sono soprattutto le tante astine piantate nel terreno che dovrebbero servire a sorreggere le essenze. Allora bisognerà attendere i prossimi 4 anni, sempre che su quelle morte ne piantino altre, per poi poter verificare il conto finale degli alberi piantati a Brescia».
«Non meno importante è il ruolo dei prati sui quali insistono le alberature e quindi il mettere in pratica le nuove tecniche agronomiche di sfalcio ridotto – evidenzia l’associazione. – Il garante del verde di Milano ne conferma la validità e sono molti i comuni che ormai la stanno adottando. Nel nostro Comune, invece, le magnifiche fioriture primaverili, così importanti per tutti gli insetti impollinatori e numerose altre specie, hanno vita breve: altro che costruire corridoi per le api, dei quali parlava l’assessorato al verde e all’ambiente».
«A Milano – continua l’associazione bresciana – è bastato collocare dei cartelli informativi per evitare le polemiche di chi non è abituato a considerare i prati e i fiori spontanei come una ricchezza feconda per la sopravvivenza degli ecosistemi. Questa modalità la si può osservare anche nella nostra provincia, a Flero, ad esempio, dove sono stati posizionati cartelli, addirittura bilingue: “Favoriamo la biodiversità; in quest’area i prati non sono stati sfalciati per favorire il lavoro degli insetti impollinatori e la presenza di essenze spontanee».
Diverse la domande che SOS Alberi sottopone all’amministrazione comunale: «In programma vi sarà il taglio di altri boschi? Delle decine di migliaia di piante promesse e da mettere a dimora, quante saranno quelle sane da sacrificare? E quale sarà il capitolo di spesa, delle nuove piantumazioni necessarie per mitigare il clima, ma comprensivo anche del taglio delle piante esistenti (singole, disposte in filari, nei boschi) che ogni giorno vediamo scomparire? Ricordiamo che i nuovi alberelli che verranno messi a dimora, svolgeranno la loro funzione vitale a difesa della loro e della nostra vita tra almeno 6 anni (le piante del bosco erano piante adulte e molto sviluppate)».
E ancora: «La cittadinanza viene realmente informata, viene realmente chiesto un parere? A giudicare dalle reazioni relativamente all’ultimo taglio dei ciliegi e altre essenze, sembrerebbe di no. Una delle risposte alle proteste addotte dall’assessora è che lo avevano preannunciato. Ma con quali mezzi di comunicazione? Forse con la sola pubblicazione all’albo pretorio che quasi nessuno legge? L’articolo sul giornale è stato richiesto da lei o è stata una iniziativa autonoma della redazione? Se avesse voluto evitare le polemiche emerse nella stampa e nei social le sarebbe bastato fare apporre, nei giorni precedenti il taglio, dei semplici avvisi alla cittadinanza. Ma forse quegli avvisi avrebbero invece provocato una reazione negativa e forse era quello che si voleva evitare?».
«Non bisogna trascurare poi l’aspetto economico, perché per le nuove piantumazioni si potrebbe sfruttare la legge Rutelli n. 113/92, in parte modificata dalla L. 10/13, che prevedeva un albero per ogni nato. La legge prevede che le essenze vengano fornite dalle Province permettendo ai Comuni di risparmiare. Tanti comuni ne tengono conto. Il Comune di Brescia lo fa? E bisogna considerare che il fine della legge è anche quello di rendere più partecipe la popolazione nel mantenimento e nella cura di quegli alberi, perché si stabilirebbe un legame trai i bambini, le loro famiglie e la nuova pianta, la nuova vita che viene messa a dimora e che crescerà e diventerà adulta insieme con i nostri bambini».
«Se poi le “magagne” – conclude la nota di “SOS Alberi” vengono scoperte in corso d’opera, è giusto ricordarlo, è solo grazie a quei cittadini e comitati che desiderano, pretendono, promuovono la salvaguardia del clima, ma anche la tutela dell’habitat, in cui possano convivere tutti gli esseri viventi».








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