Dori (Europa Verde): “Manca uno studio completo di ecologia fluviale sul fiume Chiese”

Brescia. “Ho depositato una nuova interrogazione parlamentare al Ministero della Transizione ecologica sulla questione delle opere di collettamento e depurazione del lago di Garda”. Lo dichiara in una nota il deputato Devis Dori di Europa Verde. “Come noto, infatti, il 25 marzo scorso, assieme all’eurodeputata Eleonora Evi (Europa Verde), ho incontrato la Commissaria straordinaria, alla quale ho chiesto di verificare se sia mai stato compiuto uno studio completo di ecologia fluviale sul fiume Chiese. Se è già stato realizzato, è necessario che l’esito di tale studio venga pubblicato; in caso contrario, è necessario disporlo prima possibile”.

La richiesta è infatti di assoluto buon senso, considerato che il progetto prevede un investimento ministeriale di 100 milioni di euro, quindi soldi pubblici: prima si comprende pienamente quale sarà l’effetto del progetto dello scarico delle acque all’interno del Chiese con i depuratori di Gavardo e Montichiari e solo all’esito dello studio si può valutare la sostenibilità del progetto.

Rientra certamente tra i poteri della Commissaria quello di disporre questi approfondimenti – e quindi uno studio di ecologia fluviale – considerato che il Ministero della Transizione ecologica in Aula alla Camera il 22 ottobre 2021 ha risposto in questo modo alla mia interpellanza urgente sul caso del Depuratore: “si ritiene che non sia possibile interferire con le decisioni del commissario qui rappresentate, in virtù dell’incarico e dei conseguenti poteri a lui conferiti dalla normativa”. Affermazione incredibile, quasi una resa del Ministero, che in questo modo palesa la sua impotenza rispetto agli enormi poteri del Commissario”, afferma Dori.

E continua: “Alla Commissaria avevamo chiesto di includere nello studio di Ecologia fluviale i seguenti calcoli: LIMeco, con dati rilevati in tutte le stagioni e aggiornati; EQB; IQM; IARI; MACROPER ICMi; IBE; stima della capacità portante, della resilienza, della biodiversità e diversità funzionale; applicazioni di modelli descrittivi di qualità (es. QUAL2K, AT2K); piena conoscenza del sistema del Chiese in termini di portate, regole di rilascio, interazioni con la falda, usi della acque irrigue e industriali, monitoraggio delle componenti biotiche.

Qualche giorno fa ho ricevuto la risposta della Commissaria alla mia richiesta. Sorprendentemente la Commissaria straordinaria afferma che tali misure integrative “sono in realtà misure che routinariamente gli enti competenti (ARPA in particolare) svolgono a norma di legge”. Se questi dati ci sono, allora, perché non sono pubblici?

A tal proposito aggiunge: “Pertanto, non sarebbe di alcuna utilità aggiungere (e attenderne gli esiti) altre campagne di monitoraggio, giacché esse sarebbero una sovrapposizione a quelle istituzionali”.

Implicitamente, quindi, si ammette che uno studio completo di ecologia fluviale non esiste, ma che i dati rilevati di routine da Arpa e altri enti sono sufficienti: quali dati? Lo verificheremo.

Ma quello che lascia completamente esterrefatti è quando la Commissaria afferma: “Riguardo le valutazioni di tipo ecologico richieste in aggiunta, si fa presente che lo stato ecologico di un fiume è influenzato da molteplici fattori (uno per tutti, il grado di naturalizzazione delle sponde) sulla maggior parte dei quali la presenza di opere come quelle in questione non ha alcuna influenza”. Cosa significa? Che il progetto della depurazione del Garda con i depuratori di Gavardo e Montichiari non avrà alcun effetto sul fiume Chiese? Che è un progetto a impatto ambientale zero? Se sì, sulla base di quei dati?”

“La risposta della Commissaria, in realtà, moltiplica gli interrogativi anziché ridurli. Per questo motivo mi rivolgo con una nuova interrogazione al Ministero della Transizione ecologica chiedendo di accertare gli effetti dell’attuale progetto della Commissaria sul fiume Chiese mediante un completo studio di ecologia fluviale, come presupposto imprescindibile prima di procedere a eventuali successive fasi progettuali. Spero che il Ministero non risponda nuovamente che con l’assegnazione dell’incarico alla Commissaria ha perso qualsiasi competenza sulla vicenda, per due motivi: primo motivo, perché è previsto un investimento ministeriale di 100 milioni di euro, quindi soldi pubblici che non sono né del Ministro né della Commissaria e quindi c’è un dovere di vigilanza nel rispetto dei cittadini; secondo motivo, perché i fiumi, a norma dell’articolo 822 del codice civile, appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico, pertanto lo Stato ha un responsabilità non cedibile ad altri rispetto al futuro del fiume Chiese.

Come ribadisco nell’interrogazione, lo studio del 2019 del prof. Bertanza dell’Università di Brescia non può essere considerato nemmeno minimamente uno studio di ecologia fluviale, almeno per tre motivi: è stato utilizzato solo l’indice LIMeco a fronte dei numerosi altri indici da utilizzare; si fonda su dati risalenti nel tempo (addirittura a partire dal 2011) e prende unicamente in considerazione la sezione di fiume in cui è previsto lo scarico.

Chi ritiene che l’attuale progetto non abbia alcun impatto sul fiume Chiese dovrebbe avere tutto l’interesse a disporre ogni possibile accertamento per dimostrare la bontà delle decisioni prese; se non si vogliono fare ulteriori accertamenti significa che non c’è certezza di quale risultato darebbero le analisi complete”, conclude Dori.

Il portavoce provinciale di Europa Verde Brescia, Salvatore Fierro, aggiunge: “Vogliamo ricordare alla Commissaria che trasferendo la depurazione del Garda nel Chiese si va contro la direttiva europea secondo la quale quando un corso d’acqua denota una certa sofferenza bisogna fare degli interventi per curalo e mantenerlo nel suo stato naturale. Nello specifico: le deiezioni dei paesi del Garda sarebbero scaricate sulla Valle Sabbia e sulla bassa bresciana, Gavardo e Montichiari per intenderci, nel fiume Chiese che entrambi li tocca nei comuni a valle fino ad arrivare nel fiume Po. Nell’esprimere piena solidarietà come Europa Verde Brescia al presidio che gli ambientalisti stanno portando avanti nella battaglia contro la costruzione degli impianti di depurazione a Gavardo e Montichiari, ribadiamo ancora una volta che i reflui gardesani vanno depurati nel bacino del Garda, con scarico nel ricettore naturale del fiume Mincio che è idoneo a ricevere le acque depurate. Nel ribadire ancora una volta che ci troviamo di fronte ad un vero sperpero di denaro pubblico, cui fa seguito la decisione di portare i reflui del Garda al fiume Chiese, rappresenta una vera deriva democratica. Per tale motivo, come Europa Verde Brescia, effettueremo un accesso agli atti presso Arpa per conoscere quali approfondite analisi di routine sul fiume Chiese effettuano come ha affermato la Commissaria straordinaria”, conclude Fierro.

Gianluca Bordiga (Europa Verde), presidente della Federazione del Tavolo delle associazioni che amano il fiume Chiese e referente del Presidio 9 agosto, commenta: “è normale che nel momento in cui un progetto basato su un concetto innaturale di trasferire da un bacino idrografico all’altro il sistema di depurazione dei reflui, si compiano tutte le verifiche possibili per conoscere lo stato ecologico del bacino che dovrebbe divenire il corpo ricettore dello scarico della depurazione di quei reflui, perché altrimenti sarebbe come fare un salto nel buio, e in questo caso il buio sarebbe il gravissimo rischio di far morire un corpo idrico, quando invece la stessa normativa Europea dice che quando un copro idrico è in sofferenza va salvaguardato e rigenerato. La necessità di compiere uno studio approfondito sull’intero corpo idrico del bacino del Chiese, oggi è anche urgente a maggior ragione perché questo corpo idrico ininterrottamente dal 1917 ad oggi viene sfruttato in maniera innaturale e abnorme tramite derivazioni a scopo agricolo in migliaia di ettari della pianura medio alta orientale lombarda che vengono coltivati intensivamente per Mais da fare trinciato per animali e centrali a biomassa, e a scopo idroelettrico per 21 mini centraline costruite lungo il tratto dalla metà verso la foce del corpo idrico, e tutto questo sfruttamento abnorme lo sta lentamente portando verso un drammatico ed evidente impoverimento del corpo idrico nel suo complesso, causando inquinamento, mancanza del deflusso ecologico e tutto ciò che ne consegue”.

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