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Sabbio Chiese, allarme radon sulla Vallesabbia

Secondo i dati del Sinrad riportati da Il Giornale di Brescia, il gas nobile radioattivo, naturalmente presente nel suolo, sarebbe in grandi concentrazioni soprattutto in Vallesabbia.

(red.) Si chiama radon ed è un gas che si genera dal decadimento dell’uranio, sostanza radioattiva e cancerogena ed è presente in alte concentrazioni nel territorio bresciano, in particolare in Vallesabbia.
Il radon è un gas nobile radioattivo naturalmente presente nel suolo, dal quale si diffonde con relativa facilità mescolandosi con altri gas presenti in atmosfera. Il radon è classificato come uno dei 75 cancerogeni certi per l’uomo dalla Organizzazione Mondiale della Sanità.
Le ripercussioni sulla salute dell’uomo diventano misurabili se la concentrazione supera la soglia dei 200 bq/mq. Un Becquerel corrisponde alla trasformazione di un nucleo atomico al secondo.
Secondo quanto riferisce Il Giornale di Brescia, che si è basato sui dati del Sinrad, Sistema informativo nazionale sulla radioattività, la sostanza sarebbe presente in maggiori concentrazioni a Sabbio Chiese, dove sarebbe rilevata una concentrazione pari a oltre 200 bequerel per metro cubo, 233 bq/m3. A seguire c’è Odolo, con 183 bq/m3, Caino e Vallio Terme con 171 bq/mq e Agnosine con 158 bq/mq.
Valori inferiori ai 150 bq/mq per gli altri comuni valsabbini e nessun comune del bresciano che si attesti sotto la soglia dei 50 bq/mq. All’aperto la concentrazione non risulta allarmante, mentre lo è al chiuso, dove si accumula in particolare nei luoghi non areati.

Il suolo è la principale sorgente del radon che arriva in casa. I materiali edili che derivano da rocce vulcaniche (come il tufo), estratti da cave o derivanti da lavorazioni dei terreni, sono ulteriori sorgenti di radon. Essendo un gas, il radon può spostarsi e sfuggire dalle porosità del terreno disperdendosi nell’aria o nell’acqua. Grazie alla forte dispersione di questo gas in atmosfera, all’aperto la concentrazione di radon non raggiunge mai livelli elevati ma, nei luoghi chiusi (case, uffici, scuole) può arrivare a valori che comportano un rischio rilevante per la salute dell’uomo.
Arpa ha monitorato i valori di radon nelle abitazioni a piano terra: nel 20% delle case i livelli di radon sono superiori a 200 bq/mq.
Oltre alla Vallesabbia, sono presenti concentrazioni del gas radioattivo anche  a Temù e Vione, in Valcamonica, poco rilevante, invece, la sua presenza nelle zone di pianura.

 

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