Basta Veleni Brescia, esposto in Procura sulla qualità dell’aria

La città e il suo hinterland sono da dieci anni in situazione di illegalità per le emissioni di Pm10 e Pm2,5. E le scelte di Regione e Comune sono carenti o inefficaci per la tutela della salute dei cittadini.

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(red.) I rappresentanti del Tavolo Basta Veleni hanno presentato alla Procura della Repubblica di Brescia un esposto sulla qualità dell’aria a Brescia e hinterland, con particolare riferimento “ai controlli e monitoraggi eseguiti, e ai provvedimenti assunti — o non assunti — dagli enti preposti sia al controllo della qualità dell’aria sia alla predisposizione di tutte quelle cautele, previste e prevedibili, di tutela della salute pubblica”.
Secondo Basta Veleni la città di Brescia si trova da oltre 10 anni in una situazione di illegalità per le concentrazioni in atmosfera del Pm10, (e anche del Pm2,5) che superano i livelli stabiliti dalla normativa vigente. Questa situazione è ben nota, agli enti pubblici deputati al rispetto della legalità e della tutela della salute dei cittadini”.

“I superamenti dei limiti di legge avvengono con regolarità in periodi dell’anno ben definiti (quali quello attuale), ed in relazione a condizioni meteorologiche note e frequenti soprattutto nel periodo invernale”, proseguono gli ambientalisti, i quali sottolineano tra l’altro che “i dati divulgati dal Servizio Epidemiologia dell’Ats Brescia confermano che gli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico nella città provocano centinaia di morti l’anno e riducono la speranza di vita dei cittadini di parecchi mesi. Tuttavia gli atti e le misure intraprese per combattere il fenomeno di inquinamento atmosferico in Lombardia e a Brescia non sono mai stati stati improntati alla prevenzione dei rischi sanitari connessi e le autorità preposte hanno esposto per lungo tempo i cittadini a livelli di inquinamento pericolosi per la salute. Inoltre gli atti predisposti dagli organismi competenti (Regione e Comune) non contengono alcuna valutazione preventiva dell’efficacia delle misure previste e, di conseguenza, anche gli atti e provvedimenti limitativi sono stati, e sono, carenti e inefficaci”.
Il Tavolo Basta Veleni sottolinea anche come “il Piano di Protezione Civile, assai utile e indispensabile nei casi di incidenti industriali con conseguenze ambientali, sia ancora fermo ai primi anni del corrente secolo, e non sia stato più rinnovato e adeguato in coerenza con l’evoluzione normativa intervenuta, anche a livello comunitario europeo”.

Ma sono anche gli effetti dell’inceneritore di A2A e del rapporto della multiutility con l’amministrazione nel mirino degli ambientalisti: “Si segnala che la città di Brescia percepisce daA2A, per un accordo stipulato alcuni anni fa, una percentuale sugli utili del termovalorizzatore sito in periferia dell’abitato come risarcimento per le emissioni dell’impianto, ma tali fondi vengono utilizzati dal comune per attività di carattere generale e non per la specifica finalità di migliorare la qualità dell’aria. Qualità dell’aria di Brescia che pare venga considerata in modo diametralmente opposto dall’amministrazione locale e dagli studiosi del settore: uno studio indipendente dei ricercatori dell’Università di Utrecht ci dice che l’aria di Brescia è una delle più tossiche por la salute umana, mentre per il ‘sistema Brescia’, sindaco in testa, le risultanze di questi ultimi ricercatori hanno avuto l’effetto di uno shock, dal momento che il comune fa riferimento a studi di tutt’altro segno, pubblicati dall’Università di Brescia con il finanziamento di A2A ed ambienti industriali”.

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