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Bedizzole, Legambiente: “Biometano, faro su tecnologia e impatto”

Per i circoli bresciani se, da un lato, serve aumentare la raccolta dei rifiuti organici ed il loro trattamento, dall'altro occorre fare valutazioni importanti sulle eventuali ricadute ambientali.

(red.) Grazie alla raccolta differenziata in provincia di Brescia vengono raccolte annualmente circa 90mila tonnellate di rifiuti provenienti dalle cucine, il cosiddetto “umido”, in sigla FORSU (Frazione
Organica dei Rifiuti Solidi Urbani).
“Questa quantità”, spiegano i  I Circoli Legambiente di Brescia (Danilo Scaramella), Brescia est  (Gianni Vezzoli), Montichiari (Luciano Gerlegni) e Ghedi (Emanuele Consoli), “potrebbe ulteriormente aumentare e divenire meno contaminata da altri materiali se in tutti i comuni, in quello di Brescia in modo particolare, si passasse alla raccolta porta a porta dell’umido”.
“Il permanere dei cassonetti infatti”- viene spiegato- “non consente la selezione dei prelievi da parte degli addetti e, nei cassonetti, per ignoranza, incuria e inciviltà, spesso finiscono rifiuti che nulla hanno a che vedere con l’organico. Come per tutte le frazioni componenti i rifiuti solidi urbani raccolti in modo differenziato, è indispensabile che anche per la FORSU si inneschi una filiera virtuosa che porti al pieno sfruttamento del materiale raccolto con la sua trasformazione di materie seconde utilizzabili”.

“Da anni”, viene rimarcato, “la strada scelta per il riutilizzo della FORSU è quella del compostaggio. Per propria natura la materia organica si decompone producendo CO2 e metano e fornendo come risultato finale il compost utilizzabile come fertilizzante negli orti e nelle attività agricole in generale”.
“In provincia di Brescia”, continuano i circoli ambientalisti, “a Bagnolo Mella, esiste già un impianto gestito dalla società Systema Ambiente in grado di gestire circa 25.000 tonnellate/anno di FORSU producendo compost. Le restanti 65.000 tonnellate/anno vengono smaltite in impianti fuori provincia.
Il trasporto di ingenti quantità di rifiuti a grande distanza genera un traffico che incide pesantemente sul bilancio di sostenibilità della raccolta differenziata”.

“Come siamo contrari all’importazione di rifiuti nel termoutilizzatore di Brescia da grande distanza, così lo siamo per l’invio a distanza dei nostri rifiuti. Il principio di fondo”, spiegano gli ambientalisti, “è che ogni territorio dovrebbe gestire in proprio i rifiuti prodotti senza pesare su altri territori. Le nuove tecnologie consentono, oltre la produzione di compost, di imbrigliare il metano prodotto in una quantità rilevante: circa 80 mc per ogni tonnellata conferita. Il biometano così prodotto può essere utilizzato come combustibile nei mezzi a motore riducendo pertanto l’utilizzo di idrocarburi dannosi per i clima”.

“A2A ha proposto la realizzazione di un impianto di trattamento della FORSU a Bedizzole della capacità di circa 60.000 tonnellate/anno di umido ed in grado di produrre in uscita circa 6 milioni di metri cubi di biometano/anno e 15.000 tonnellate/anno di compost. Dal progetto di A2A, che abbiamo potuto visionare nelle sue linee principali, il processo di trattamento prevede una fase anaerobica necessaria per la produzione del biometano e una fase aerobica necessaria alla produzione di compost”.
“Tutto il processo dovrebbe avvenire in modo confinato, in un capannone messo in decompressione in modo da evitare rilasci incontrollati verso l’esterno, e le uniche emissioni dovrebbero essere quelle della CO2 (che comunque verrebbe rilasciata dalla decomposizione della materia organica) di una piccola quantità di ammoniaca e di sostanze odorigene che verrebbero
però trattate”, spiega Legambiente, “e ridotte dall’attraversamento di un grosso biofiltro, costituito da materiale legnoso, prima di essere immesse in atmosfera”.

“Tutto ciò premesso”, conclude la nota dei circoli ambientalisti bresciani, “Legambiente non può ignorare le problematiche connesse a due aspetti non secondari nella realizzazione di questi impianti considerati necessari: le tecnologie adottate ed il relativo investimento per massimizzare i benefici ambientali nel recupero di FORSU e la loro localizzazione”.
“Né può essere sottaciuta la valenza sovracomunale degli impianti, sia per quanto rimanda ai bacini di raccolta, sia per quanto riguarda le ricadute di impianti che necessitano di AIA. Nel primo caso auspichiamo che A2A, nei lunghi anni dell’iter autorizzatorio, abbia individuato le migliori tecnologie disponibili per il massimo risultato in termini di utilizzo dell’umido in ingresso e che sia quello con minori o trascurabili rilasci nocivi nell’atmosfera. Circa la localizzazione, Legambiente ben conosce gli esiti della pressione sconsiderata esercitata negli ultimi decenni sul territorio della Provincia Bresciana”.
“L’area individuata da A2A”, evidenziano i circoli ambientalisti bresciani, “in continuità con un proprio impianto di compostaggio del verde già esistente, si connota per un significativo cumulo di impatti, che richiedono adeguata valutazione e attenzione alle istanze del territorio e in questo senso quindi apprezziamo il fatto che l’azienda sia disponibile a “dismettere” le attività di compostaggio dell’esistente impianto a favore della gestione del nuovo impianto integrato “compostaggio+digestione anaerobica” “.

“È proprio in contesti simili”, chiosa Legambiente, “che appare lampante l’assenza del ruolo programmatorio dell’Ente Provincia di Brescia che avrebbe dovuto individuare i siti più idonei e le tecnologie da utilizzare per la realizzazione di un impianto fondamentale. Come Associazione non possiamo che rimarcare la necessità che un impianto che tratti la frazione organica dei rifiuti, producendo compost e rendendo utilizzabile il biometano (che se rilasciato nell’atmosfera sarebbe più dannoso per il clima della CO2) venga realizzato nella nostra e nelle altre province italiane per dare un impulso a quell’economia circolare che è alla base della sostenibilità ambientale ed alla lotta ai cambiamenti climatici”.

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