Quantcast

Legambiente: “Brescia sia capitale della cultura e dell’ambiente”

Il direttivo bresciano traccia le somme del 2021 e sollecita amministrazione comunale e A2A ad attivare politiche volte alla sostenibilità e al coinvolgimento della cittadinanza.

(red.) “La messa a disposizione di ingenti risorse con il Pnrr allo scopo di far ripartire l’economia e aiutare la transizione ecologica costituisce un’occasione unica e irripetibile che non può essere sprecata”.
Questo l’assunto da cui prende le mosse la relazione di fine anno stilata dal direttivo bresciano di Legambiente, di cui è presidente Danilo Scaramella, e che traccia un bilancio dell’anno che sta svolgendo al termine, aprendo al contempo prospettive sul futuro imminente.

“Dobbiamo constatare”, si legge nella nota degli ambientalisti, “che, a partire dal Ministro Cingolani, alcune proposte di utilizzo di queste risorse rischiano di intraprendere “brutte strade”, come il fantomatico “nucleare sicuro” o infrastrutture ancora al servizio dell’automobile e del trasporto merci su gomma”.
Per Legambiente l’attenzione deve essere invece incentrata su: “rinnovabili, efficientamento energetico, mobilità sostenibile, riprogettazione delle città e dei processi produttivi”.
Legambiente Brescia richiama l’attenzione su alcuni temi presenti nell’agenda locale come Brescia capitale italiana della cultura 2023 e candidata a capitale verde europea 2024 per i quali appuntamenti, sottolinea il cigno verde, sono richiesti “un notevole impegno da parte dell’amministrazione/città. Non è pensabile una capitale della cultura, oggi, che non sia anche capitale della cultura ambientale”.
Ma perché Brescia abbia chance reali nella competizione come capitale verde europea “è indispensabile che questa diventi una sfida di cambiamento dell’intera città: amministrazione, cittadini, aziende, associazioni. Occorre una progettazione strategica integrata, con obiettivi sovraordinati rispetto agli interventi settoriali e appropriati meccanismi di valutazione, monitoraggio, partecipazione. Una visione chiara e centrata sulla risoluzione di alcuni nodi strutturali, come l’efficientamento energetico, la riqualificazione urbana, la riduzione dei rifiuti e l’eccessivo uso dell’automobile in ambito urbano e periurbano”.
“Per Brescia Capitale della cultura”, scrive il direttivo di Legambiente, ci aspettiamo almeno che spariscano i cassonetti dal centro storico e che si limiti drasticamente l’ingresso di auto in centro. Sarà possibile ad esempio
riservare il parcheggio di Piazza Vittoria solo ai residenti ? Sono decenni che lo chiediamo”.

Logo Brescia Bergamo capitali della Cultura 2023

“L’amministrazione”, viene sottolineato, “ha introdotto due iniziative importanti: l’avvio dello studio del Biciplan e della progettazione della linea di tram T2 (obiettivo messa in esercizio: 2029). Sono entrambe iniziative positive che sosteniamo. Per quanto riguarda la realizzazione della linea tram, come per quanto sarebbe dovuto avvenire per la metropolitana, riteniamo che la scelta di una infrastruttura molto costosa (oltre 350 milioni di euro) debba inquadrarsi in una modifica sostanziale della mobilità cittadina”.
Secondo gli ambientalisti bresciani, “al miglioramento dell’offerta di
mobilità pubblica occorre affiancare una migliore disciplina di circolazione e sosta, introducendo limitazioni più vincolanti all’ingresso dei veicoli inquinanti per fasce concentriche della città (come Area B e Area C a Milano) e impiegare più coerentemente la pianificazione urbanistica per scoraggiare il traffico di origine sia extraurbana che urbana”.
“Il Biciplan, unitamente alla realizzazione di vaste Isole Ambientali, può costituire il necessario complemento e completamento di una decisa modifica delle modalità di compiere spostamenti in ambito urbano”.
Entrambi richiedono però adeguate risorse, una pianificazione coerente a livello cittadino e una
forte azione di sensibilizzazione e educazione della cittadinanza.

Il direttivo ambientalista bresciano ritiene “positivo anche l’avvio della riqualificazione della zona di via Veneto“, mentre dubbi vengono riservati all’ascensore in Castello, “voluto dalla Regione al di fuori di ogni logica programmatoria, in assenza di analisi costi/benefici, in assenza di un piano di gestione dell’impianto e dell’intera area del Colle Cidneo che attualmente è un “parcheggio improprio” al servizio del centro storico”.
Tra le necessità ravvisate, ” l’urgenza di dotare la città di un ufficio di Mobility Management di area all’altezza delle sfide di un agglomerato urbano di più di mezzo milione di residenti”.

Castello Brescia Progetto Ascensore sezione percorso

“Economicamente poco credibile” viene ritenuto l’allungamento della metropolitana verso Concesio,  e sull’utilizzo di treni ad idrogeno lungo le linee ferroviarie esistenti, come la Brescia Iseo Edoloviene ritenuta “più corretta e più vantaggiosa l’elettrificazione della linea e l’utilizzo di
normali treni con motrice elettrica”.
Vengono valutate positivamente anche la decarbonizzazione del teleriscaldamento, in corso con la sospensione dell’uso del carbone, il recupero di calore dei fumi del Termoutilizzatore, da Alfa Acciai e Ori Martin così come la realizzazione dei grandi serbatoi di accumulo dell’energia prodotta sono sicuramente passaggi importanti”.
Per Legambiente è “necessario il blocco all’ ulteriore espansione della rete del
teleriscaldamento ed una progressiva transizione verso altre forme di produzione dell’energia termica con maggior efficienza energetica”.

Inceneritore-A2A_Bs

Ribadita anche l’attivazione di un “ufficio energia” che “costituisca il
punto di forza per tutte le competenze che fanno capo al Comune nel settore energetico (dai controlli sulle caldaie, alle verifiche degli interventi di riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati alla promozione di comunità energetiche)”.
Per quanto riguarda l’energia green “sul tavolo la realizzazione di grandi impianti fotovoltaici: A2A vorrebbe realizzarlo nell’ex Ideal Standard, riteniamo più corretto l’utilizzo della copertura dei capannoni artigianali”.
Un nodo su cui Legambiente è già intervenuta riguarda “il problema delle certificazioni energetiche per gli edifici di Brescia collegati al teleriscaldamento falsate da un fattore di conversione dichiarato da A2A molto basso e non giustificato nonostante le nostre reiterate richieste. Oltre a falsare le certificazioni energetiche questo fattore demotiva all’avvio di interventi seri di recupero energetico dei fabbricati sulla carta virtuosi, ma nella realtà energivori”.

Sul fronte rifiuti, continua il report annuale, “riteniamo assurdo e anacronistico il mantenimento dei cassonetti. A valle di questa scelta si
possono produrre cambiamenti virtuosi, come la riduzione degli imballaggi e l’organizzazione di filiere virtuose di utilizzo degli scarti di produzione”.
E ancora, l’avvio dell’intervento per la messa in sicurezza del sito Caffaro è “un evento fondamentale per la qualità ambientale della nostra città. Siamo allarmati per il degrado del Pcb in componenti più solubili nel terreno e con maggior rischio di contaminazione delle falde e di ripercussioni sulla catena alimentare ed ecologica”.
“Per le aree agricole contaminate nel sito d’interesse nazionale abbiamo sostenuto la realizzazione di un bosco urbano con funzione di recupero del terreno contaminato e di accumulo di CO2 e mitigazione ambientale di peso cittadino”.
“Il Comune”, sottolineano gli ambientalisti, “dovrebbe farsi carico anche dell’avvio di un processo, partecipato dai proprietari, di recupero dei giardini e degli orti privati, collocati nel Sin. Ci sono poi interventi di coordinamento e
incentivazione, di cui il Comune può farsi promotore: chiediamo che anche in questo caso si vada oltre la gestione emergenziale, peraltro fortemente in ritardo”.

cassonetti immondizia

Legambiente Brescia si sofferma anche sul tema del Parco delle colline che “ha mostrato in questi anni la sua fragilità e inconsistenza con scarsa tutela dei sentieri, ma soprattutto con un inesistente coinvolgimento della popolazione e della comunità scientifica bresciana”. Tra le soluzioni proposte “un possibile riferimento potrebbe essere il Museo di Scienze, per il cui
completo rinnovamento, non solo in senso edilizio, è necessario coinvolgere istituzioni scientifiche solide, a partire dagli Atenei cittadini. L’idea di istituire un Parco di cintura urbana che comprenda, oltre le colline, la zona delle cave, le aree agricole a sud della città, il monte Netto e l’asta del fiume Mella, costituisce la prospettiva di cui chiederemo al Comune di Brescia di farsi portatore e proponente principale”, annuncia il direttivo.
Infine, sulla vexata quaestio del depuratore del Garda, sebbene il ” Circolo non sia direttamente impegnato nella questione di competenza di altri Circoli della provincia”, gli ambientalisti condividono “l’idea che ogni bacino idrografico debba gestire sul proprio territorio il ciclo dell’acqua e quindi della depurazione”. “È fondamentale”, chiosa il direttivo di Legambiente Brescia, “che ogni scelta vada supportata da una rigorosa analisi di costi/benefici sia di tipo economico che ambientale, senza ricorrere ad improvvisazioni”.

depuratore garda

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.