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Impianti sciistici: in Valcamonica un comitato contro gli ampliamenti al Tonale

(red.) Due impianti di risalita, cinque stazioni per le cabinovie, un rifugio, un parcheggio e 10 km di nuove piste da sci. Sono queste le opere che il Comune di Ponte di Legno intende realizzare al Tonale Occidentale, passando per il Monte Tonale Occidentale, ideale collegamento sia con la Val di Viso verso la Valtellina che con gli impianti del Trentino, in Valbiolo, come si evince dal progetto. Si tratta di interventi siti all’interno del territorio del Parco dell’Adamello, proprio nel punto in cui questo si collega con l’area protetta più grande delle Alpi: il Parco dello Stelvio.  
«In tempi di variazioni climatiche così impressionanti dove per primi i ghiacciai non vengono risparmiati dalle alte temperature, si ipotizzano nuovi impianti sciistici, per assecondare un turismo che lascia per gran parte dell’anno luoghi anonimi e paesaggi deturpati – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia –. Una situazione resa ancora più anacronistica se si pensa che tutto ciò potrebbe avvenire per realizzare nuove piste a medio-bassa quota e per di più esposte a sud. Anziché tutelare territori fragili, si fa di tutto per sfruttarne ogni centimetro sapendo che nei prossimi anni quelle piste saranno sempre meno utilizzabili e, in ogni caso, dovranno essere innevate artificialmente, con alti sprechi di energia e acqua».
Le opere comporteranno estesi diboscamenti e il probabile danneggiamento delle trincee della prima guerra mondiale, classificate di interesse archeologico, conseguenza dello sbancamento per collocare le stazioni della cabinovia e la movimentazione di migliaia di metri cubi di terre e rocce in una zona di rischio valanghe a “elevata o molto elevata pericolosità”. Soprattutto, si tratta di interventi che assecondano previsioni urbanistiche che prefigurano nuove invadenti edificazioni in un tratto di fondovalle finora risparmiato da quella edilizia di consumo che caratterizza negativamente il paesaggio dell’Alta Valle Camonica, capitale alpina delle seconde case, in cui si snodano schiere di migliaia di edifici inutilizzati per gran parte dell’anno, mentre la popolazione dei residenti è in continua e inesorabile riduzione.

Tutto a ciò avverrebbe a fronte di un notevole e ingiustificabile esborso di risorse pubbliche: la Regione Lombardia, in particolare, prima ancora di valutare le prestazioni e gli impatti ambientali del progetto, ha già staccato un assegno da 25 milioni di euro, che si sommano ad altri finanziamenti da parte di enti pubblici del territorio per arrivare a cifre da capogiro: oltre 60 milioni di euro.
«Abbiamo già espresso la nostra contrarietà ai nuovi impianti e stiamo lavorando con il Comitato MTO2694 che per primo ha sollevato il problema – dichiara Livio Pelamatti, presidente del Circolo Legambiente Vallecamonica –. Il versante del Tonale è un territorio fragile, ricco di ambienti   naturali straordinari e di biodiversità. L’impatto di queste opere deturperebbe irrimediabilmente gli ecosistemi presenti, incidendo su aree protette da tutelare. Chiediamo al Comune di Ponte di Legno e a Regione Lombardia di pensare ad un diverso sviluppo della montagna, allocando le risorse pubbliche su interventi davvero prioritari per qualificare l’economia e l’ambiente della valle, se si pensa anche solo all’urgenza delle bonifiche delle aree industriali dismesse come quella della ex Selca».

Non meno di qualche mese fa, durante il passaggio della Carovana dei Ghiacciai, proprio a Ponte di Legno era stato condiviso con gli amministratori locali il forte richiamo ad operare per la salvaguardia della montagna. «Evidentemente il bla bla bla è stato speso anche in quell’occasione» concludono gli ambientalisti.
Questa mattina presso la Sala Mazzoli della Comunità Montana di Valle Camonica a Breno in conferenza stampa è stato presentato il dossier del ComitatoMTO2694 alla presenza del circolo Legambiente Valcamonica.

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