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Siti radioattivi, i 6,2 mln di euro per la bonifica sono “da rimborsare”

I fondi messi a disposizione dal Mite dovranno essere restituiti. Il prefetto avvierà sette procedure distinte e, con queste, anche le azioni di rivalsa sulle aziende.

(red.) E’ della fine di agosto la notizia che oltre 6 milioni di euro sono stati messia disposizione dal Governo (Ministero della transizione ecologica, Mite), per la messa in sicurezza dei siti di stoccaggio di rifiuti radioattivi bresciani.

Un risultato ottenuto dal prefetto di Brescia, Attilio Visconti, dopo una lunga trafila burocratica durata anni e che, grazie alla tenacia del rappresentante dello Stato, ha permesso anche alla Metalli Capra di Capriano di essere tra i beneficiari. Insieme al sito della Bassa Bresciana (che comprende anche Castel Mella e Montirone, i fondi sono destinati a Iro ( Industrie Riunite) di Odolo, alla Service Metal Company di Mazzano, all’Alfa Acciai di Brescia, e per la Cagimetal .

Complessivamente, dunque, a Brescia, sono stati destinati fondi per un ammontare di 6.125.830 euro. Soldi che, però, non saranno a fondo perduto come si credeva in un primo momento, ma si tratta di un “prestito” che le aziende attive sui siti interessati dovranno rimborsare. Le somme verranno accreditate entro la fine dell’anno ai Comuni e, per questo motivo, il Prefetto Visconti avvierà la stipula di setti distinti accordi di programma, e, insieme a ciò, anche l’azione di rivalsa nei confronti delle aziende interessate alla bonifica.

Imprese che, a questo punto, potrebbero rinunciare ai fondi statali, perchè  più onerosi, conti alla mano, di un’azione privata per lo stoccaggio delle scorie nucleari.

In Alfa Acciai, ad esempio, sono stoccate 500 tonnellate di metallo che vennero fuse con una partita di rottami contaminati da Cobalto 60 e Cesio 137: se l’azienda dovesse avvalersi dei fondi statali da rimborsare non avrebbe nessun ritorno economico dall’operazione e sarebbe quindi più semplice e rapido indire una gara diretta per costruire un sito di conferimento nell’area di propria competenza.

Un nodo complesso da sciogliere e che ora potrebbe subire un’altra brusca frenata per quanto concerne i 2 milioni di euro aggiuntivi “promessi” dal Ministero per la bonifica del sito ex Metalli Capra di Capriano del Colle.

La somma infatti, cui è stato dato l’ok a Roma, lì è rimasta congelata. Il motivo? Manca ancora l’imprimatur dell’Isin, ovvero dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione il quale dovrebbe, scrive il Mite, “fornire informazioni sullo stato di tutti i siti censiti sul territorio nazionale caratterizzati dalla presenza di rifiuti radioattivi derivanti dalle attività di bonifica di installazioni industriali”. Risposta che, a tutt’ora, non è pervenuta.

 

 

 

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