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Depuratore del Garda, dal presidio una richiesta al prefetto: “Si metta nei nostri panni”

(red.) Prosegue la battaglia della Federazione del tavolo delle associazioni che amano il fiume Chiese ed il suo lago d’Idro. Il presidio in prefettura a Brescia prosegue dallo scorso 14 luglio, dalla nomina del Commissario alla depurazione del lago di Garda e contro le sue scelte, quella cioè di realizzare un impianto di trattamento dei reflui dei cittadini del Benaco nei territori di Gavardo e Montichiari. Nella giornata di oggi una delle volontarie che partecipa alla protesta, organizzata su tre turni 24 ore su 24 e gestita da un comitato, ha scritto una lettera aperta al prefetto di Brescia, Attilio Visconti, ecco il testo integrale.

 

Gentile prefetto sig. Attilio Visconti,

questa mattina avevo intenzione di creare un nuovo striscione per la manifestazione di oggi pomeriggio, ma poi ho deciso di scrivere una lettera a lei indirizzata.

Volevo dirle che durante questi due mesi di proteste, iniziate il 14 luglio con il primo presidio qua in Piazza Duomo a Brescia, l’ho pensata diverse volte. Mi sono chiesta come si sente, quali emozioni prova di fronte a gruppi di cittadini e cittadine, associazioni, comitati e sindaci che sono contrari a questa grande opera che lei ed altre persone vorreste approvare. Non dev’essere facile: posso immaginare che prova irritazione e rabbia nei nostri confronti oppure dei dubbi, delle perplessità, dei pensieri nuovi.

E qua vorrei sottolineare un primo punto. I pensieri nuovi fanno talvolta paura, perché portano con sé il cambiamento. Si sa, cambiare rotta e tornare indietro sui propri passi non è cosa facile, per nessuno. Ma può essere -magari mi sbaglio- che la campagna di sensibilizzazione dei cittadini svolta durante questo lungo mese di presidio sia arrivata anche a lei e che il cambiamento possa arrivare presto. Ma qui subentra il secondo punto, forse il più importante.

Qualsiasi persona che si occupa della psiche umana sa che il modo migliore per non far cambiare idea a qualcuno è l’opposizione o il dire che qualcosa non vada bene. Faccio un esempio: se un padre è stanco di aspettare il figlio in ritardo per andare a scuola probabilmente lo sgriderà in continuazione, si arrabbierà, urlerà e tutto questo non porterà a nulla- anzi, il figlio non avrà la possibilità di uscire da questo schema relazionale. Se davvero il padre vuole sbloccare la situazione dovrà iniziare a comportarsi in modo diverso, per esempio ad essere più in ritardo del figlio, in modo tale che sarà il figlio stesso a dire: “Papà forza! Andiamo che siamo in ritardo!”. Cosa voglio dire con questo? Che purtroppo la posta in gioco è troppo seria e importante per dirle: “ma certo sig. prefetto, dia pure l’ok per il maxi-depuratore Montichiari Gavardo”. Non possiamo, le motivazioni sono troppo serie per giocarcela in questo modo.

A questo punto arriva una richiesta o -forse- ancora di più una preghiera: le chiediamo di andare oltre a questa reazione tipicamente umana che si può sintetizzare così “più mi dicono di non fare una cosa più vado avanti”. Le chiediamo un passaggio di coscienza non indifferente, che è quello di fare qualche passo indietro e prendere seriamente in considerazione le istanze portate da tanti cittadini che abitano sul corso del fiume Chiese che in questi mesi hanno dedicato tempo, energie -e anche denaro- per far sentire la propria voce e le proprie perplessità di fronte a un’opera pubblica che non è sostenibile a livello ambientale ed economico.

Chiudo perciò questa lettera augurandole un buon lavoro, sperando che possa prevalere la collaborazione, il buon senso e lo spirito civico ed etico. Se dovesse avvicinarsi alla visione di coloro che si sono impegnati giorno e notte per portare avanti questo meraviglioso presidio, otterrà sicuramente grande gratitudine da parte dei numerosissimi cittadini e cittadine che stanno partecipando e seguendo con interesse questa partita.

Un caro saluto Serena Perini (cittadina monteclarense)

 

 

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