Quantcast

Piano cave: “Fabbisogno ridimensionato”

Il Broletto replica alle critiche dei Comitati ambientalisti. "ll Consiglio Provinciale cercherà di dare ai bresciani il miglior piano possibile".

(red.) Solo pochi giorni fa, era sabato 3 luglio, la protesta dei Comitati ambientalisti contro il Piano Cave della Provincia di Brescia: la richiesta è quella di sospendere la votazione in programma per il prossimo 13 luglio e che si possa riaprire la discussione.

Per i comitati, il Broletto avrebbe pubblicato un “ordine del giorno non veritiero”, per la convocazione dello scorso 21 giugno, “in quanto nello stesso è indicata solo la conferenza conclusiva del procedimento Vas, ma non vi è abbinato anche l’esame definitivo della proposta di che, oltre al procedimento Vas sarebbe stato preso in considerazione anche il piano cave vero e proprio”, Inoltre, secondo gli ambientalisti, “una seconda conferenza conclusiva sulla bozza di piano cave non è mai stata convocata benché sia stata effettivamente svolta, unitamente alla seduta conclusiva sulla Vas”. Si tratterebbe per i promotori del presidio di protesta, di “una occulta promozione del Piano provinciale Cave in sede di conferenza conclusiva della Vas”,

“Va inoltre tenuto conto”, secondo il comitato Basta Veleni, “del fatto che la provincia di Brescia tratta il 21% dei materiali alternativi da costruzione e demolizioni (C&D) e riciclati, ma che i rilievi della Regione si sono limitati ad un rapporto di proporzionalità con la popolazione della provincia, che costituisce invece il 12.5 per cento della popolazione regionale”. Per gli attivisti “questa proposta di Piano Cave non pianifica un’azione ragionata e sostenibile di utilizzo delle risorse per i cittadini; come già successo con il precedente Piano cave, questo strumento si rivela di fatto solo un atto teso ad aumentare indefinitamente aree periurbane di degenerazione ambientale, sociale ed economica, ad esclusivo vantaggio di un gruppo ristretto di cavatori”.

Alle osservazioni del Comitati ha riposto il Broletto con una nota in cui afferma che “il Piano Cave è frutto di un lavoro presentato dopo anni di studio e di confronti con Comuni, cittadini, Associazioni di Categoria e Ambientaliste. A seguito di tale confronto, grazie alla preziosa collaborazione dell’Università degli Studi di Brescia”, in cui, si legge “la Provincia è riuscita a: definire il fabbisogno, basandosi sulle norme attuali; introdurre norme, che indicano una chiara temporalità nella dismissione delle cave; salvaguardare gli ambiti ambientali di pregio (Parco delle Cave, degli Aironi etc); imporre il ripristino ambientale a stralci; abolire l’automatismo cava/discarica: mettere all’interno del fabbisogno tutto il quantitativo escavabile, comprese le opere pubbliche e le riserve, che prima erano contate al di fuori del fabbisogno, seguendo le linee guida stabilite nel Consiglio Provinciale del 2018 e rispondendo contemporaneamente a un criterio di rigore, nell’ottica di limitare il più possibile l’impatto ambientale”.

“In sinergia con l’Università di Brescia” ha dichiarato il presidente Samuele Alghisi “abbiamo raccolto dati per stimare il fabbisogno dei materiali da estrarre, con riferimento alla stima dell’utilizzo di inerti del decennio precedente, tenendo conto dell’andamento attuale del mercato, anche tenendo conto della richiesta di materiale legata al bonus 110 e alla ripartenza economica del Paese”.

Piano Cave presidio Basta Veleni

“Lo scenario assunto nel dimensionamento del piano da parte dei professori responsabili scientifici del progetto”, ha dichiarato il Magnifico Rettore Prof. Maurizio Tira, “prende atto contestualmente delle dinamiche di settore, del mercato e dei principi di tutela delle risorse ambientali non rinnovabili, con un approccio consolidato e orientato alla necessità di rendere sostenibile l’attività antropica. Gli studi preparatori del Piano, nel rispetto dei criteri approvati da Regione e Provincia, mettono quindi a disposizione del decisore politico, e quindi dei soggetti interessati, uno strumento per la pianificazione e gestione delle attività estrattive che contemperi sia le istanze dello sviluppo, sia quelle della tutela ambientale, anche tramite un impianto regolamentativo e un sistema di monitoraggio”.

“Il lavoro fatto”, ha spiegato la Provincia di Brescia, “ha cercato di tenere conto delle diverse esigenze, interpretando il ruolo dell’Ente, soggetto più vicino al territorio che, nonostante tutte le difficoltà, resta l’interprete più fedele delle esigenze dei Comuni e dei cittadini”.

“Noi”, ha concluso Alghisi, “abbiamo la responsabilità di individuare un Piano Cave Bresciano, con una proposta complessiva ed equilibrata per evitare che tutto venga deciso a Milano. L’ultima parola spetta al Consiglio Provinciale che cercherà di dare ai bresciani il miglior Piano Cave possibile”.

 

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.