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“Ecco perché la Provincia non deve approvare questo Piano Cave”

Presidio delle associazioni ambientaliste sabato mattina davanti al Broletto per chiedere che venga sospesa la votazione in programma per il prossimo 13 luglio e si riapra la discussione.

(red.) La proposta di Piano Cave della Provincia di Brescia è insostenibile, scrive in una nota il Tavolo di lavoro provinciale Basta Veleni che la mattina di sabato 3 luglio ha organizzato – radunando le associazioni ambientaliste bresciane – un presidio su questo tema davanti a Palazzo Broletto, sede dell’amministrazione provinciale. “Riteniamo doveroso evidenziare come l’ordine del giorno comunicato in sede di convocazione del 21 giugno scorso, risulti non veritiero, in quanto nello stesso è indicata solo la conferenza conclusiva del procedimento Vas, ma non vi è abbinato anche l’esame definitivo della proposta di che, oltre al procedimento Vas sarebbe stato preso in considerazione anche il piano cave vero e proprio”, si legge nel documento ambientalista. “Però una seconda conferenza conclusiva sulla bozza di piano cave non è mai stata convocata benché sia stata effettivamente svolta, unitamente alla seduta conclusiva sulla Vas. Sotto tale profilo si evidenzia una occulta promozione del Piano provinciale Cave in sede di conferenza conclusiva della Vas, omettendo però un passaggio procedurale necessario, quale la conferenza conclusiva sul PPC vero e proprio. Oltre a ciò va anche rilevato che, l’occulto esame del PPC in una sede impropria, è avvenuto senza che le controdeduzioni alle osservazioni svolte da enti, associazioni e operatori del settore siano mai state rese note, per cui, ammesso e non concesso che potesse avvenire in quella sede anche l’approvazione della bozza di piano, non sono stati dati alle parti interessate elementi essenziali per la decisione, quali le controdeduzioni della Provincia”.

Piano Cave presidio Basta Veleni

“In conclusione, non solo si è verificato uno sfalsamento dell’ordine del giorno dichiarato, ma si è verificata altresì una omissione dei dovuti passaggi procedurali in conferenza di servizi e una occulta promozione in tale sede del PPC, all’oscuro tuttavia della conoscenza di essenziali elementi di valutazione, quali le controdeduzioni alle osservazioni”, prosegue il Tavolo di lavoro provinciale Basta Veleni. “Nel merito della proposta scaturita da tale difettosa procedura, va osservato che si è verificato un palese e clamoroso difetto di considerazione delle ipotesi metodologiche diverse e alternative, pur previste espressamente dalle linee guida della Regione, con riguardo al calcolo dei fabbisogni”.

“Ricordiamo che metodologie alternative sono state prese in considerazione per le  province di Mantova e di Milano, dando luogo addirittura alla formale approvazione del PPC di Mantova che quelle metodologie alternative aveva accolto. Il PPC di Brescia invece, eludendo la D.G.R. 10/2/2010 n. 8/11347 rispetto ai ‘Criteri e direttive per la formazione dei Piani e delle cave provinciali’ di cui al primo comma dell’art. 2 e il primo comma dell’art. 5 della L.R. n. 14/1998 che recita ‘Valutazione delle alternative di Piano e scelta di quella più sostenibile’, è rimasto legato in modo rigido e senza alternative, ai criteri ormai anacronistici e incuranti della realtà attuale indicati dalla Regione nel lontano 2010. Tutto ciò ha portato ad un conseguente rigonfiamento artificioso delle stime sul fabbisogno, che facciamo fatica a non ritenere finalizzate alla possibilità di commercializzazione dei materiali fuori provincia, nonostante sia stata affermata più volte la necessità di fermare l’esportazione fuori provincia di sabbia e ghiaia e che nello stesso piano sia stato dichiarato che non vi sono richieste da fuori provincia di tali materiali. Sulla base di quanto sopra esposto riteniamo che questo Piano debba essere assolutamente rivisto nel calcolo dei fabbisogni”.

Piano Cave presidio Basta Veleni

“Pur prendendo atto che è stata rivalutata l’incidenza dei materiali alternativi sui quantitativi di fabbisogno”, scrivono ancora gli ambientalisti, “dobbiamo comunque rilevare come la produzione e il trattamento di tali materiali, nello specifico della provincia di Brescia, sia molto più alta e ammonti a circa 15 milioni di tonnellate. Ove poi si consideri che tali materiali vengono recuperati al 78%, come da certificazione Ispra, ci sembra che la quantità di materiali alternativi prevista nel piano, sia inferiore alla potenzialità di sfruttamento dei materiali recuperati e certamente utilizzabili, proprio perché dotati di quella certificazione Ispra. Sotto tale profilo riteniamo che il quantitativo dei materiali alternativi disponibili possa essere incrementato di almeno 2 milioni/2,5 milioni di tonnellate, che vanno comunque in diminuzione del fabbisogno (malamente) stimato”.

“Va inoltre tenuto conto del fatto che la provincia di Brescia tratta il 21% dei materiali alternativi da costruzione e demolizioni (C&D) e riciclati”, prosegue la nota, “ma che i rilievi della Regione si sono limitati ad un rapporto di proporzionalità con la popolazione della provincia, che costituisce invece il 12.5 per cento della popolazione regionale. Rileviamo che se fossero stati effettivamente calcolati i quantitativi trattati e non si fosse fatto riferimento al dato della popolazione, che risulta assai più basso della quantità di rifiuti trattati e recuperati, a questo punto le osservazioni della Regione avrebbero dovuto essere più incisive e portare comunque ad un aumento del conteggio dei materiali alternativi. Osserviamo inoltre che questa proposta di Piano Cave non pianifica un’azione ragionata e sostenibile di utilizzo delle risorse per i cittadini; come già successo con il precedente Piano cave, questo strumento si rivela di fatto solo un atto teso ad aumentare indefinitamente aree periurbane di degenerazione ambientale, sociale ed economica, ad esclusivo vantaggio di un gruppo ristretto di cavatori”.

“Per tutte queste ragioni valutiamo molto negativamente la proposta di Piano Cave che andrà in votazione al consiglio provinciale del 13 luglio prossimo”, conclude il Tavolo di lavoro provinciale Basta Veleni, “ritenendo che essa sia gravemente viziata da violazioni procedurali, ma anche da erronee e sfalsate valutazioni nel merito che hanno portato a gonfiare i dati dell’approvando Piano in grave contrasto con il diritto, con la realtà effettuale e con il reale più modesto fabbisogno che questa provincia ha dimostrato di necessitare nell’ultimo decennio. Invitiamo pertanto il presidente della Provincia a sospendere l’approvazione di questo Piano ed a riaprire la discussione, per rispettare i criteri utilizzati da altre provincie ed approvati dalla Regione. Sollecitiamo inoltre le forze politiche, le associazioni e i cittadini a mobilitarsi contro la sua approvazione”.

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