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Biometano a Bedizzole, “osservazioni non lasciano scampo ad A2A”

(red.) Conclusa la prima Conferenza di Servizi e scaduti i termini per le Osservazioni, nei confronti del progetto di impianto voluto da A2A a Bedizzole, ai confini con Calcinato e Lonato, Comitati e ambientalisti hanno esaminato, in particolare, le Osservazioni trasmesse dai Comuni di Bedizzole e di Calcinato.

 

“Senza scampo”, spiega una nota delle realtà ambientaliste, “le critiche al “nuovo” vecchio progetto di A2A da parte dell’Amministrazione e dei Consiglieri di opposizione di Calcinato. Nel documento trasmesso alla Provincia di Brescia, sono evidenziati, in particolare, tutti i problemi legati agli “impatti cumulativi”, in una zona dove sono già presenti:
1 impianto di compostaggio
4 impianti di trattamento rifiuti
5 aziende con AUA, autorizzazione unica ambientale, autorizzate alle emissioni in atmosfera
1 discarica cessata di rifiuti speciali pericolosi/tossico nocivi
1 discarica in esercizio
2 impianti di cogenerazione (con biomassa)
3 infrastrutture stradali e autostradali principali
29 allevamenti di dimensioni medie.
Le attività sopra elencate si trovano a una distanza massima di 1500 metri dal sito proposto per l’impianto. Ma chi vive a 1500 metri respira anche quanto emesso a 1500 metri dalla parte opposta”.

 

Già Comitati e ambientalisti, nel corposo dossier di osservazioni depositato in Provincia (400 pagine circa), avevano evidenziato attraverso studi scientifici che il raggio adeguato per uno studio di impatto cumulativo (soprattutto in Pianura Padana e a maggior ragione nel bresciano a sud della Valsabbia) dovrebbe essere di almeno 10km, quindi prendendo in considerazione anche tante altre attività insalubri, ciò non toglie che il Comune di Calcinato abbia prodotto un documento tecnico decisamente  valido.
Il caso dei fanghi tossici, prodotti dalla WTE di Calcinato, sparsi in agricoltura, dimostra come le attività impattanti, legali e illegali, hanno già abbondantemente devastato il territorio e non abbiamo alcun bisogno di un ennesimo impianto”, affermano Imma Lascialfari e Laura Corsini, di Ambiente Futuro Lombardia e del Comitato Cittadini di Calcinato.

 

Il documento richiama anche gli elementi di vulnerabilità, legati a donne in età fertile, anziani e bambini e la correlazione con PM10 e micropolveri presenti nell’area. La situazione della qualità dell’aria, delle puzze e delle micro polveri nella zona è già sufficientemente drammatica.
“Alle osservazioni seguono tabelle e studi specialistici su ogni materia e dossier analizzato (e contestato).
Vagamente più surreale (se non pavido e opportunista) il “non parere” del Comune di Bedizzole, nel quale sono contestati molti aspetti e criticità che l’impianto A2A comporterebbe per il territorio, ma alla fine, disquisisce solo di “compensazioni ambientali” ed economiche”.

 

In sostanza i “mercanti nel tempio della democrazia” del Comune di Bedizzole, confermano tutte le criticità evidenziate nello studio commissionato alla Società “Terra”, ribadiscono che sarà necessaria una variante urbanistica per trasformare l’attuale area agricola, non esprime alcun parere, né favorevole, né contrario, ma tende la mano per richiedere/accettare l’elemosina del colosso bresciano-milanese.
“Dall’esperienza che abbiamo e dal calcolo di esperti, al Comune di Bedizzole, dovrebbero andare circa 50 mila euro l’anno”, afferma l’ex parlamentare, Stefano Apuzzo, a nome delle Associazioni e dei Comitati, il quale aggiunge “è inverecondo svendere il territorio per un piatto di lenticchie. Rispetto agli impatti sulla salute e sull’ambiente, 50 mila euro anno, sono un piatto di lenticchie”.
Probabilmente, le previsioni degli esperti ecologisti (e del Comune di Bedizzole) peccano di ottimismo, in quanto A2A, per la presenza del proprio impianto-Ecomostro di Lacchiarella-Giussago, versa (malvolentieri e a fatica), ai due Comuni, rispettivamente 17 mila euro l’anno.

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