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Caccia: “La nuova legge regionale vuole solo impedire i controlli”

Lo scrivono Associazione vittime caccia, Cabs, Gol, Gruppo intervento giuridico, Lac, Legambiente circoli bresciani, Guardie Wwf nucleo Lombardia dopo un'audizione in commissione. Il provvedimento in votazione a maggio.

(red.) Si è svolta giovedì l’audizione presso la Commissione agricoltura Regione Lombardia delle associazioni ambientaliste e delle associazioni venatorie. Tema dell’incontro i valichi montani e la modifica della Legge regionale in riferimento agli anellini inamovibili dei richiami vivi per la caccia.
“Diciamo senza tanti giri di parole”, si legge in un comunicato diffuso da Associazione vittime caccia, Cabs, Gol, Gruppo intervento giuridico, Lac, Legambiente circoli bresciani, Guardie Wwf nucleo Lombardia, “che il provvedimento che andrà in votazione a maggio ha il solo intento di impedire i controlli delle forze dell’ordine. La norma è chiara: gli anellini, che devono essere inamovibili, non si devono più controllare. Come a dire che la polizia giudiziaria che contrasta la falsificazione di banconote, le banconote false non le può esaminare ma solo guardare da lontano, per la gioia dei falsari ovviamente”.

“Nessuno degli auditi, a parte gli ambientalisti, ha affrontato il vero obiettivo della modifica di legge”, è scritto nel documento. “I proponenti della modifica usano ipocritamente il tema del benessere animale di uccelli da richiamo, che sono spesso frutto di catture illegali. É paradossale che parli di benessere animale chi relega i richiami in una gabbietta grande come un foglio A4 e che si addossi a coloro che gli uccelli li vogliono salvare, la responsabilità di infliggere loro sofferenza durante i controlli. I rappresentati ambientalisti hanno illustrato ai consiglieri regionali presenti, come le attività di vigilanza siano svolte da personale autorizzato per legge, che è inoltre continuamente aggiornato tramite corsi proprio sulla manipolazione e gestione degli animali selvatici; addirittura nelle attività svolte dalle forze dell’ordine ci si avvale di inanellatori Ispra, che devono aver superato esami complessi e che hanno fatto tirocini di anni per ottenere il patentino”.

“In compenso”, continuano le associazioni ambientaliste, “è stato presentato dai cacciatori uno studio effettuato su 1500 anellini, già anticipato sulla stampa, in cui si afferma che le misure del 75% degli anellini campionati sono difformi da quanto previsto dalla ditta produttrice. Invero dai dati si è potuto vedere che le difformità sono assolutamente irrilevanti al fine dei controlli: gli uccelli vengono sequestrati quando l’anello è amovibile o presenta segni di contraffazione. La contraffazione non è solo la misura differente da quanto previsto dalle tabelle Foi, ma la presenza di manomissioni: limature, ovalizzazioni, deformazioni eccetera. Il tentativo è dimostrare un’inaffidabilità a priori degli anelli inamovibili, usati da sempre nel campo dell’allevamento degli uccelli in Italia e in tutto il mondo. Balza poi all’occhio che anellini oggetto di esame sono direttamente collegati (il codice alfanumerico stampigliato sull’anello, chiamato Rna, è identificativo dell’allevatore) ad una persona colta in flagranza mentre praticava l’uccellagione”.

“Se lo studio presentato voleva mettere in dubbio le operazioni di polizia svolte in questi anni, sbaglia proprio obiettivo” sostiene Filippo Bamberghi coordinatore Guardie Wwf nucleo Milano “tuttavia a questo punto ci aspettiamo una netta presa di posizione da parte della Foi, associazione che è garante di tutto il mondo ornitofilo italiano, associazione che distribuisce gli anelli che sono sigilli che diventano garanzia del rispetto delle leggi. Scriveremo in questi giorni alla Federazione italiana e alla Federazione internazionale Com. Siamo assolutamente certi, dopo aver misurato nella nostra vita decine di migliaia di anelli, dell’idoneità degli anelli prodotti. Certo prima che vengano alterati! Ma a questo punto la Foi chiarisca la sua posizione e le autorità acquisiscano lo studio”.

“Questa vicenda”, prosegue la nota, “dimostra che ci si attacca al micron per non affrontare il problema del bracconaggio, dell’enorme mercato clandestino di uccelli da richiamo e dell’inesistenza degli allevamenti. A farne le spese sono, oltre alla fauna selvatica, i cacciatori che spendono centinaia di euro per acquistare un uccello d’allevamento ‘farlocco’ per poi magari vederselo sequestrare. La Regione avrebbe potuto in questi anni, anche tramite incentivi, promuovere gli allevamenti di uccelli da richiamo, legiferando sul tema in modo serio e a prova di bracconieri. Invece in Lombardia gli allevamenti di turdidi e fringillidi (sino a trenta esemplari detenuti) non sono in nessun modo normati: una persona che abiti in Piazza Duomo a Milano, si iscrive ad un’associazione ornitologica, compra 1000 anelli e diventa allevatore, senza gabbie, senza voliere e senza animali riproduttori. Come se un’azienda agricola producesse latte senza avere le mucche. Una vera assurdità Made in Lombardia”.

“Certi politici”, scrivono ancora gli anti-caccia, “ci hanno oramai abituati a capovolgimenti logici, al ribaltamento della realtà, a una distonia che mira a sparigliare un’onesta contrapposizione. Così può succedere che un consigliere proponga nero su bianco la caccia in deroga al cardellino e di fronte all’incredulità anche dei cacciatori stessi non neghi di averlo fatto, ma siano  le associazioni venatorie a smentire. A quel punto nelle dirette Facebook venatorie oramai quasi giornaliere, dove partecipano qualche decina di telespettatori, si parla delle fake news animal-ambientaliste, magari con la presenza del consigliere proponente la caccia al cardellino che non nega ma dice che le associazioni hanno negato (per lui). Peccato che quella proposta sia reale, scritta nera su bianco e se il consigliere l’ha smarrita nel hardware del suo computer saremo ben lieti di rinviargliela”.

“Non ci resta che ribadire la nostra richiesta ai consiglieri regionali di legiferare nell’interesse dell’intera comunità e della legalità ed un appello a fermare provvedimenti illegittimi che stanno ridicolizzando la Lombardia nel mondo intero. The Guardian, The New York Times, The Telegraph, The New Yorker: il bracconaggio lombardo è oramai famoso nel mondo”.

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