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Associazioni contro Regione: caccia, nuove norme che incentivano le irregolarità

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(red.) Le associazioni Vittime Caccia – CABS – CAI LOMBARDIA – ENPA – GAIA – GOL – Gruppo Intervento Giuridico – LAC – LAV – LEAL – LEGAMBIENTE Circoli Bresciani – LEIDAA – LIPU – PRO NATURA – WWF, con un comunicato stampa, hanno contestato – ancora una volta – le scelte di Regione Lombardia sulla caccia.

“Come ormai ben noto, molti esponenti della Regione Lombardia continuano a calpestare, ignorare o aggirare direttive comunitarie, leggi nazionali e sentenze della magistratura amministrativa quando sono chiamati al compito, sempre ben svolto, di tutelare gli interessi della parte più oltranzista del mondo venatorio. L’esempio più recente di attuazione di questo “manuale” è dato dalle risposte che il Pirellone ha dato a una sentenza del Tar, risultato di un intervento legale della LAC, che impone a Milano l’istituzione del regime di protezione dei valichi interessati da importanti rotte migratorie degli uccelli. Tutela obbligatoria e prevista dalla legge nazionale 157 del 1992, che impone il divieto di caccia nel raggio di mille metri da ogni valico proprio per preservare tali siti, in linea con autorevoli e noti studi scientifici e dell’ISPRA. Eppure, la Regione si arroga persino di contestare l’ordine del giudice, il quale prevede anche l’istituzione di un commissario ad acta in caso di mancata attuazione della sentenza, affermando un’inesistente mancanza di studi ornitologici adeguati e la necessità di effettuarli”.

Secondo le associazioni a fronte di un elenco di 37 valichi da tutelare in tutta la Lombardia, sono stati definiti solo 13, “peraltro tutti già protetti perché ricompresi in oasi di protezione o foreste demaniali. Siti che fanno gola ai cacciatori senza scrupoli proprio per l’importante passaggio di avifauna; in queste zone vi è una presenza storica di appostamenti fissi di caccia, di roccoli e centri di inanellamento, oltre che in molti casi dalla pratica devastante del tiro a volo ai migratori. Citiamo a titolo di esempio nel bresciano il valico del colle San Zeno, quello di Capovalle e il Giogo del Maniva“.

Per gli ambientalisti introducendo il divieto di esaminare gli anellini di riconoscimento obbligatori per gli uccelli da richiamo, “si favorisce la contraffazione, e il colossale traffico clandestino di richiami vivi. La Lombardia vorrebbe obbligare operatori di polizia e agenti volontari ad osservarli a distanza, con il pretesto di tutelare il benessere di uccelli, animali in realtà reclusi in gabbie minuscole e condannati ad una orribile prigionia”.

“La politica della regione Lombardia si traduce in un inaccettabile servilismo ai cacciatori oltranzisti. Le associazioni chiedono il rispetto della sentenza del TAR, esautorando Giunta e Consiglio regionale e affidando a un Commissario il ritorno della Lombardia nel solco della legalità”.

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