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Caccia: “Così alcuni politici preparano in Regione l’attacco alla fauna selvatica”

Un gruppo di associazioni mette in guardia contro "uno sparuto gruppo di politici regionali che rappresenta una minoranza irrilevante dei lombardi".

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(red.) “In Regione Lombardia si prospetta il più massiccio attacco alla fauna selvatica di tutti i tempi. Impedimento dei controlli, norme a favore del bracconaggio, caccia in deroga anche al cardellino”, si legge in un comunicato diffuso da un gruppo di associazioni lombarde: Associazione Vittime Caccia – Cabs – Cai Lombardia – Enpa – Gaia – Gol – Gruppo Intervento Giuridico – Lac – Lav – Leal – Legambiente – Leidaa – Lipu – Pro Natura – Wwf.
“Giorno dopo giorno”, continua la nota, “uno sparuto gruppo di politici regionali che rappresenta una minoranza irrilevante dei lombardi lavora per emanare leggi e delibere in palese e conclamata violazione delle norme di tutela dell’ambiente e degli animali, Direttive Ue comprese, per tutelare gli interessi privati delle frange più estremiste di cacciatori ‘sparatutto’. Deroghe per uccidere i piccoli uccelli protetti, norme che favoriscono il bracconaggio e il commercio illegale di specie protette, e l’approvazione pochi giorni fa di una Delibera per continuare a consentire la caccia degli uccelli migratori nei valichi montani che per legge devono essere vietati alla caccia. Il tutto calpestando e disprezzando le leggi e le plurime sentenze di giustizia amministrativa”.

“Inaccettabile questo servilismo nei confronti di una lobby venatoria pronta a chiedere di violare la legge pur di uccidere sempre di più”, dicono ancora le associaizoni. “I legislatori sanno benissimo, ad esempio, che la protezione nei valichi non è una facoltà ma un obbligo derivante dalla legislazione comunitaria e dalla Legge 157 del 1992 sulla protezione della fauna e regolamentazione della caccia. Eppure in Lombardia ancora si compiono massacri di uccelli in luoghi che sono passaggi obbligati durante la loro migrazione e trent’anni di battaglie da parte delle associazioni ambientaliste e di sentenze non sono bastati a renderli, come dovrebbe essere, luoghi di protezione assoluta”.

“Come se non bastasse le associazioni venatorie, firmatarie di una lettera unitaria indirizzata alla Regione, esercitano forti pressioni per chiedere alla Giunta di modificare le norme che regolano il possesso di richiami vivi per la caccia, agevolando così il commercio illegale di uccelli e il bracconaggio. Per le associazioni venatorie lombarde i controlli delle forze dell’ordine ‘provocano sconcerto e forte insicurezza’ tra i loro affiliati, come se questa fosse una ragione accettabile per limitarli; le modifiche richieste agevolerebbero un mercato illegale che genera profitti per milioni di euro”.

“All’ordine del giorno un’altra raffica di modifiche alla Legge Regionale 26/93”, prosegue il documento anticaccia, “la legge probabilmente più ‘manipolata’ della storia, sempre con l’intento di stravolgere il necessario equilibrio tra la necessità di tutela della fauna selvatica e l’attività venatoria. Per finire la volontà di riaprire gli impianti di cattura con le reti (roccoli) e sparare in deroga ai piccoli uccelli protetti. Sulla caccia in deroga arriva la proposta del consigliere e cacciatore Floriano Massardi (Lega Nord) di permettere la caccia al cardellino, verdone, lucherino, fringuello, peppola, frosone, pispola, storno e tordela. Un’eventualità del genere ci riporterebbe indietro di 50 anni, permettendo l’uccisione di piccoli uccelli canori, le cui popolazioni sono in costante declino”.

“Sparare al cardellino, uccello tra i più conosciuti ed amati, simbolo della Passione (la leggenda narra che il cardellino si fosse messo ad estrarre le spine dalla corona di Cristo e ferito rimase per sempre macchiato del suo sangue), raffigurato in moltissime­­ opere d’arte a partire dal medioevo (tra le più famose basti citare la “Madonna del cardellino” di Raffaello), di cui Antonio Vivaldi cercò di imitare il melodioso canto nel concerto per flauto “Il Gardellino”, è un’offesa per la maggioranza dei lombardi stanchi di essere ostaggi di proposte vergognose e uno schiaffo alle politiche dell’Unione Europea e alla recente sentenza della Corte di Giustizia Europea (sulle catture in Francia) che rappresenta una pietra tombale sulla questione”.

“Ci appelliamo veramente”, conclude la nota, “a chi, per il ruolo istituzionale che rappresenta, dovrebbe lavorare per il rispetto delle leggi: i consiglieri, i dirigenti e i funzionari ai quali chiediamo il ritorno alla legalità, ognuno per il proprio ruolo. Dopo anni di sudditanza nei confronti dell’estremismo venatorio, la regione Lombardia metta al centro della sua azione le politiche ambientali e sulla tutela della fauna, bene indisponibile dello Stato, e non accontenti uno sparuto gruppo di cittadini, portatori di interessi privati, e allergici alle regole e alla civiltà”.

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