Coronavirus in Lombardia, studio: legami con inquinamento dell’aria

Lo studio della Statale di Brescia sottolinea relazioni tra l'incidenza dei nuovi casi, i decessi e le polveri sottili.

(red.) Se la Lombardia nel corso della prima ondata da Covid-19 la scorsa primavera e anche in questo periodo di inizio 2021 si conferma purtroppo spesso al primo posto nell’incidenza dei nuovi casi positivi è legato a una serie di fattori, a partire dall’inquinamento atmosferico. E’ scritto nero su bianco nello studio “Covid-19 incidence and mortality in Lombardy, Italy: an ecological study on the role of air pollution, meteorological factors, demographic and socioeconomic variables” realizzato dall’Università degli Studi di Brescia e pubblicato lo scorso gennaio sulla rivista Environmental research.

Lo studio analizza i livelli di concentrazione di pm10 e pm2,5, ma anche le condizioni atmosferiche della scorsa primavera in corrispondenza del primo boom dell’epidemia. E insieme vengono analizzati il reddito, la presenza di case di riposo, la distanza dall’ospedale più vicino, l’assistenza sanitaria e territoriale e la socializzazione. Numeri che riguardano Comuni e deceduti e dai quali emerge che un aumento della temperatura invernale porta a una minore incidenza dei casi. Ma non solo, perché al contrario i casi di contagio aumentano con forti concentrazioni di polveri sottili.

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