Basta Veleni: “Sull’inquinamento si deve intervenire, oppure si è complici”

Gli ambientalisti rispondono alla replica del Comune di Brescia sullo studio pubblicato da The Lancet sulla salute dell'aria nella pianura Padana.

(red.)” Il comunicato del Comune di Brescia e le dichiarazioni rilasciate sull’argomento dall’Assessore regionale all’Ambiente e Clima, che contestano le fondamenta dello studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet, non rappresentano la realtà dell’inquinamento dell’aria a Brescia per quella che è”, sostiene il Tavolo Basta Veleni Brescia in una nota.
“Basta controllare i dati degli anni scorsi registrati fino ad oggi”, si legge, “per capire come le PM10 e 2,5 sono fuori dai parametri di legge stabiliti dall’Unione Europea. Questo è potuto avvenire fino al 2020 con le centraline di monitoraggio della qualità dell’aria obsolete e addirittura posizionate in luoghi non strategici ad una corretta indagine. Inoltre la centralina di Rezzato, comune confinante con quello di Brescia, è stata messa fuori dai conteggi, a termine di legge, dell’agglomerato urbano, perché nel 2018 (rapporto Isde) aveva registrato i dati peggiori di PM10 a livello nazionale e, quindi, punita e sostituita con quella più “conveniente” di Sarezzo, comune non confinante con la città e soggetta ai costanti venti della valle”.

“Ricordiamo inoltre”, scrivono ancora gli ambientalisti nel comunicato, “la recentissima vicenda delle 2 nuove centraline ‘sospese per 2 anni per mancanza di allacciamento alla corrente elettrica’ che, appena entrate in funzione dal 1 gennaio 2021 grazie alla pressione del Tavolo Basta Veleni, sono già sprovviste del monitoraggio delle PM2,5 in via Tartaglia sul ring (!) che delle PM10 in via Sabbioneta in prossimità dell’Alfa Acciai (!). Monitoraggio tagliato senza giustificazioni di buon senso che avrebbero già reso inutile questa difesa ad oltranza della malaria bresciana”.

Inquinamento Pm10 Pm2,5

“Tutto ciò vorrà pur rappresentare qualcosa di grave”, insiste Basta Veleni, “in relazione alle corrette modalità di analisi di chi contesta gli studi dell’Università di Utrecht pubblicati dall’importante rivista scientifica The Lancet. Ricerche, quelle scientifiche, che sappiamo non nascere dall’oggi al domani, che rappresentano una panoramica di periodo, esattamente come lo sono stati i dati raccolti dal domestico Osservatorio “Aria Bene Comune”. ”
“I dati odierni, seppur parziali, dicono che a Brescia, dove gli unici camini sono quelli industriali e di A2A e dove non ci sono allevamenti intensivi di maiali, l’aria è malata circa 1 giorno su 2, mentre da sempre, nonostante le centraline obsolete, siamo ‘fuorilegge’ perché superiamo i 35 giorni previsti come soglia dell’anno”.
“In merito poi al ‘divagare’ dell’assessore regionale Cattaneo sui dati citati nello studio che non tengono conto di quelli dell’Oms, ricordiamo che la normativa vigente in Italia considera i parametri stabiliti dall’Unione Europea, il resto è fuffa!”.

Inquinamento Pm10 Pm2,5

“Nel 2020, durante il lockdown, da fine febbraio ai primi di maggio”, prosegue il documento, “con il blocco rigido del traffico, a Brescia la presenza delle particelle sottili in atmosfera registrate dalle centraline di rilevamento della qualità dell’aria erano drasticamente calate al punto che anche le immagini trasmesse dal satellite cancellavano quasi del tutto la nuvola di smog costantemente presente sul bacino della pianura padana. Detto questo, sia ben chiaro che non si può morire o pensare di peggiorare le nostre condizioni di vita, alla ricerca perenne dei dati, perché siamo ben a conoscenza della schifezza e della quantità dei veleni che circolano in atmosfera a Brescia, basta uscire, abbassare la mascherina e annusare il cocktail in aerosol”.

“L’inquinamento atmosferico, sommato ad un territorio fin troppo messo sotto pressione da un imponente degrado ambientale, di cui ben conosciamo le fonti”, conclude la nota, “rischia, in questo caso, di aggravare ulteriormente l’insicurezza che da troppo tempo stiamo vivendo. Qualsiasi ulteriore ritardo nella soluzione di questi problemi da parte delle Istituzioni preposte non può che essere inteso come una loro diretta responsabilità, se non complicità, con quanto sta avvenendo. Pertanto, è compito del Comune di Brescia, della Provincia di Brescia e della Regione Lombardia promuovere ed adottare provvedimenti urgenti di risanamento ambientale rivolti alla tutela della salute, prima che a forza di primati e giustificazioni inaccettabili, si rischi di compromettere ulteriormente una situazione di per sè difficilissima con peggioramento, di giorno in giorno, del problema”.

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