Basta Veleni: “Le centraline? Sono strategiche nella città inquinata”

(red.) “La grave situazione in cui versa la città di Brescia, attestata dai numerosi primati in negativo che ci pongono ai massimi vertici, sia in Italia che in Europa, per l’inquinamento atmosferico“, si legge in un comunicato diffuso alla stampa dal Tavolo Basta Veleni Brescia, “deve portarci a riflettere su quali urgenti provvedimenti si devono assumere ai fini del contenimento del cocktail di veleni presente nell’aria. In questo senso è decisivo il ruolo che devono svolgere le centraline dell’aria predisposte da Arpa Lombardia nell’agglomerato urbano di Brescia, in particolare le 2 nuove, pronte dal 2018, messe in funzione dal 1° gennaio 2021 in via Tartaglia sul ring ovest e in via Sabbioneta vicina all’Alfa Acciai”.

“Perché sono d’importanza strategica per la tutela ambientale e la prevenzione della salute la ricerca delle PM2,5 (particelle fini) presenti nell’aria?”, prosegue la nota. “Questo elemento diventa di straordinaria importanza, esattamente come lo è per le PM10 (particelle grossolane) nel voler pretendere che 2 nuove centraline, finalmente posizionate da Arpa Lombardia dopo 2 anni di inattività forzata per mancato allacciamento alla corrente elettrica, debbano monitorare questi pericolosi inquinanti. La richiesta diventa ancora più pressante perché le 2 precedenti centraline, non sempre erano in grado, perché obsolete, di fornire, in più giorni dell’anno, i dati relativi ai 2 pericolosi inquinanti presenti nell’aria della città”.

“Il fatto che la nuova centralina “da traffico”di via Tartaglia, posizionata sul ring, non possa monitorare le PM2,5″, prosegue il documento, “mentre la più vecchia “da traffico”, posizionata in una Zona a traffico limitato (Ztl), lo possa fare, qualche forte dubbio lo crea. In eguale misura lo stesso discorso vale per la nuova centralina di San Polo “da fondo”, posta in prossimità di due importanti fabbriche, una chimica e un’acciaieria, che viene esclusa dal monitoraggio delle PM10, mentre questo dato viene regolarmente raccolto dalla vecchia centralina del Villaggio Sereno”.

“Il nostro obiettivo, a fronte di questa paradossale situazione”, spiegano gli ambientalisti, “è esattamente quello di consentire ad entrambe le precedenti centraline, pur con i limiti di età e completezza dei dati forniti, di continuare a trasmetterli come hanno fatto fino ad ora, ma che a maggior ragione lo possano fare anche quelle nuove tecnologicamente avanzate che sono poste, tra l’altro, in luoghi maggiormente strategici e sensibili alla valutazione degli inquinanti presenti nell’aria. Due sono i motivi per cui Arpa Lombardia sostiene che non tutti i dati delle PM2,5 e PM10 debbano essere “necessariamente” accertati: il primo è che già ci sono e vengono registrati da quelle vecchie e obsolete, mentre il secondo è che il surplus di raccolta dei dati avrebbe un costo aggiuntivo per la collettività. Ricordiamo ad Arpa Lombardia che l’unico inutile spreco è avere tenuto ferme e spente le 2 nuove centraline per circa 2 anni e che i cittadini sono sicuramente favorevoli a maggiori spese aggiuntive (più centraline sul territorio e più dati da elaborare) per prevenire i danni provocati alla salute da una costante presenza di pericolosi veleni presenti in atmosfera”.

“Per quanto riguarda in particolare la centralina di Rezzato”, scrive il Tavolo Basta Veleni, “ci chiediamo perché sia stata declassata da industriale/traffico a solo industriale, poi esclusa dai conteggi delle medie dell’agglomerato urbano e sostituita con quella industriale/traffico di Sarezzo non confinante con la città come quella di Rezzato. E se la risposta si chiama convenienza (perché Sarezzo, che gode delle correnti di valle, produce la metà dei superi di Rezzato e quindi abbassa la media per evitare interventi) la nostra richiesta è quella che nell’agglomerato di Brescia venga nuovamente conteggiata, oltre alle 4 centraline della città, la centralina di Rezzato ai fini dei provvedimenti emergenziali di contenimento delle emissioni delle sostanze inquinanti”.

“Stupisce, quindi, non poco, che un ente come Arpa, acronimo di Azienda Regionale Protezione Ambiente”, conclude la nota, “non faccia sue queste nostre legittime e sacrosante richieste che non hanno nulla di propagandistico se non la “colpa” di doverci sostituire a quanti (Comune, Provincia, Regione) dovrebbero svolgere appieno il proprio ruolo di garanti della tutela dell’ambiente e della salvaguardia della salute dei cittadini”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.