Il lockdown non blocca lo smog, esposto Codacons sulle morti da inquinamento

(red.) Nonostante ci fossero alcune aspettative in tal senso, purtroppo il lockdown non ha portato al miglioramento che ci si aspettava rispetto alla qualità dell’aria in Lombardia.
Solo nella città di Milano, infatti, il limite giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo di PM10 è stato superato per ben 90 volte in tutto l’anno 2020 (contro le 72 del 2019); tenendo in considerazione il fatto che il limite fissato dalla normativa italiana ed europea è di 35 giorni, si tratta di un dato fortemente preoccupante.
La situazione nelle altre Province non è molto migliore purtroppo: dopo Milano infatti, anche Cremona (78 volte), Mantova e Monza (66 volte), Pavia (64 volte), Brescia (62 volte), Lodi (59 volte), Bergamo e Como (46 volte), tutte oltre il limite previsto dalla legge.

 

“Dati fortemente preoccupanti emergono da questo studio”, spiega una nota di Codacons, “perché ci si sarebbe aspettato quantomeno un deciso calo delle emissioni inquinanti considerato il lungo periodo di lockdown, e la necessaria diminuzione del traffico veicolare. L’inquinamento atmosferico, dai dati dell’Agenzia europea dell’ambiente riferiti al 2018 ci sono st indica 52.300 morti premature associate all’esposizione al particolato fine (su 379.000 totali nei 28 Stati membri Ue), 10.400 morti premature da attribuire all’inquinamento causato dagli ossidi di azoto, 3.000 decessi imputabili alle elevate concentrazioni di ozono troposferico. Il totale per questi tre inquinanti è 65.700, vale a dire, un numero tra i più alti in Europa.
Presenteremo un esposto alla Procura della Repubblica finalizzato a fermare questo fenomeno, priva che altre persone si ammalino e muoiano a causa di malattie correlate all’esposizione ad aria malsana” – conclude il Presidente Marco Donzelli del Codacons.

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