Brescia zona arancio, bracconieri scatenati tra colline e pianura

Ad allertare le guardie perfino alcuni cacciatori di appostamenti fissi, esasperati dai continui spari degli abusivi.

(red.) Domenica 29 novembre 2020 si è riaperta la stagione venatoria: dopo uno stop, a seguito delle misure anti covid19, con il passaggio della Lombardia a Zona arancione la caccia è di nuovo consentita anche se solo nel Comune di residenza. Nelle settimane passate le montagne e le campagne lombarde sono state avvolte da un silenzio irreale: non si ha infatti ricordo di un fermo della caccia in piena stagione di migrazione.
Secondo Ispra “si è stimato che nel 1980 in Italia venissero esplose circa un miliardo di cartucce, scese a circa 700.000.000 alla fine degli anni ’80 a seguito della diminuzione del numero delle licenze. Più di recente il quantitativo di cartucce sparate ogni anno – con ogni probabilità – è ulteriormente diminuito, in ragione del fatto che il numero di cacciatori in Italia è sceso da 1.685.000 nel 1981 (ISPES, 1990) a 765.000 nel 2006 (fonte ISTAT)”.

La media ufficiale degli animali selvatici abbattuti tra il 2004 e il 2012 (dato estrapolato dai tesserini venatori) in Lombardia è di due milioni e trecentocinquantamila esemplari. Numero che non considera tutti gli animali non annotati o abbattuti illecitamente (si stima seicentomila uccelli solo nel Blackspot Valli bresciane).Anche tenuto conto quindi del calo continuo dei cacciatori in Lombardia e più in generale in Italia, milioni di uccelli sono passati indenni nei cieli lombardi e in tutte le regioni in cui la caccia è stata limitata dalle misure anti pandemia.

Ieri con le prime luci dell’alba, in provincia di Brescia, si è ricominciato a sentire numerosissimi spari, sia dagli appostamenti fissi ma soprattutto da cacciatori che sparavano al volo a specie protette. L’intervento delle Guardie Venatorie WWF, richiesto anche da cacciatori capannisti esasperati per gli spari intorno alle poste, ha da subito creato un fuggi fuggi nei Comuni di Passirano e Monticelli Brusati, dove tuttavia due cacciatori sono stati fermati dopo aver abbattuto uccelli protetti (migliarini di palude, pispola e fringuello). L’intervento della Polizia provinciale ha portato al sequestro di armi e fauna.

Poco dopo nel Comune di Gussago una gabbia Larsen, che se autorizzata viene usata nei piani di controllo dei corvidi, era stata riadattata per catturare illegalmente mammiferi, probabilmente volpi, ma avrebbe potuto attrarre ed imprigionare anche cani e gatti. La struttura è stata anch’essa posta sotto sequestro, per il momento con un atto contro ignoti.
Anche durante il lockdown più rigido, nelle settimane scorse, l’attività di vigilanza antibracconaggio aveva portato al sequestro di una rete da uccellagione lunga venti metri nel Comune di Adro, che aveva imprigionato un pettirosso e una cinciallegra. Appostamenti da parte delle Guardie WWF su tese di trappole per la cattura di piccoli uccelli, invece davano esito negativo, avendo il blocco della circolazione probabilmente impedito ai bracconieri di recarsi sul posto.

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