Ex Selca, gli ambientalisti contro il progetto di bonifica

Temono che il progetto del comune di Berzo Demo non sia risolutivo del problema. La storia tormentata della fabbrica di Forno d'Allione.

(red.) Le associazioni ambientaliste della zona sparano a zero, in un documento unitario diffuso un paio di giorni fa, contro il progetto di bonifica della ex Selca di Forno Allione predisposto dal comune di Berzo Demo, dove – dalla data del fallimento – si trovano stoccate irregolarmente quasi 40mila tonnellate di scorie di lavorazione dell’alluminio provenienti dall’Australia e dall’Italia, contenenti sostanze nocive, come fluoruri e cianuri.

“Lo stato dei rifiuti tossici di Forno Allione è preoccupante, la bonifica va fatta al più presto, ma il progetto del comune di Berzo Demo va rivisto poichè presenta troppe criticità e difficilmente potrà passare il vaglio previsto nelle varie fasi di valutazione ambientale ed analisi di rischio, e, tra l’altro, già nelle prime fasi comporterebbe il dispendio di ingenti risorse pubbliche ed un ritardo irresponsabile per la messa in sicurezza dei rifiuti”, si legge nella presa di posizione redatta dopo un incontro con le istituzioni interessate.

Le firme parlano da sole sul massiccio coinvolgimento delle associzioni ambientaliste: Legambiente Circolo di Vallecamonica, Libera Vallecamonica, Italia Nostra – Sezione di Vallecamonica, CAI Tutela Ambiente Montano Vallecamonica Sebino, Bio-distretto Valle Camonica, Amici della Natura-Naturfreunde International sezione di Saviore dell’Adamello e sezione Arcobaleno di Lozio, Amici del torrente Grigna, Comitato Centraline idroelettriche di Valcamonica-per l’acqua che scorre, con il sostegno di Legambiente Alto Sebino e Tavolo Provinciale Basta Veleni Brescia.

Il progetto di bonifica prevede una discarica dove collocare sia i rifiuti pericolosi fuori terra sia quelli contenuti nei materiali di riporto sepolti sotto capannoni e piazzali. Nell’area industriale verrebbe realizzata una piastra in cemento sulla quale verrebbero poi costruiti nuovi capannoni per la Lucchini, aggiudicataria del “Bando per locazione immobili dell’area ex Selca” indetto dal comune di Berzo Demo. La Regione Lombardia ha firmato un accordo di programma che prevede un finanziamento da 6 milioni di euro.

Gli ambientalisti contestano il fatto che la bonifica preveda lo spostamento dei rifiuti pericolosi 400 metri più a Sud di dove si trovano, in un’area fuori dalla zona contaminata e soggetta a periodiche inondazioni, con i pericoli che ne conseguono. Il dilavamento di materiali inquinanti di questa portata sarebbero fatali per le falde freatiche ma anche per tutta la filiera delle acque che dal fiume Oglio si dirama scendendo fino al lago d’Iseo, alla Bassa bresciana e cremonese e al Po. E’ quindi necessari un coinvolgimento allargato a tutte le istituzioni interessate.

La storia di quell’insediamento industriale è molto tormentata e ha circa 100 anni. Ed è emblematica su come l’ambiente delle nostre valli sia stato deturpato per il profitto di pochi, lasciando alla collettività i costi del risanamento con un finale rappresentato da girandola di società aperte e chiuse e con il conseguente scarico delle responsabilità.
Dal 1929 al 1994 la Elettrografite di Forno Allione produceva elettrodi di grafite impiegati nei forni elettrici delle acciaierie, l’impianto passò poi alla Union Carbide dal 1966 al 1990.
Tra parentesi la Union Carbide, multinazionale statunitense produttrice di fitofarmaci ora di proprietà della Dow Chemical, è famosa per uno dei più gravi incidenti chimici della storia accaduto a Bophal, in India, il 3 dicembre 1984, nel quale persero la vita circa 3.800 persone, anche se stime di agenzie governative arrivarono a determinare in circa 15.000 le vittime ufficiali e con danni rilevabili ad altre 558.125 persone, delle quali circa 3.900 risultano permanentemente invalidate a livello grave.

Nel 1990 la Union Carbide cedette il sito di Forno d’Allione alla Ucar Carbon Italia. In un’area esterna ai capannoni erano state realizzate due discariche abusive dove, per più di 50 anni, sono stati depositati gli scarti di lavorazione degli elettrodi di grafite composti da pece e metalli pesanti. La Ucar chiuse nel 1994, parte dei terreni fu bonificata e vi si insediò la Graftech che a sua volta chiuse sostituita dalla Selca, specializzata in smaltimento di rifiuti speciali, collocata su di un terreno in teoria già bonificato dalla Ucar Carbon Italia.
La Selca, ora fallita, ha lasciato all’interno dei capannoni rifiuti non lavorati e non smaltiti, che avrebbero dovuto essere riciclati, dopo opportuno trattamento, in edilizia e nelle acciaierie. Un’inchiesta del nucleo forestale di Brescia ha scoperto che i rifiuti tossici sono giunti in Italia dall’Australia dal 2009, tramite due navi approdate a Porto Marghera e poi trasferiti a Berzo Demo presso la Selca. Si tratta di ceneri e residui della demolizione di celle elettrolitiche per l’alluminio primario estratto dalle miniere di bauxite australiane, con elevate concentrazioni di cianuri e fluoruri.

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