Caffaro, 51 addetti in cigs in stato di agitazione e chiedono aiuto

I dipendenti si rivolgono alla proprietà. E chiedono di essere reimpiegati nella sorveglianza del sito.

(red.) Se lo stabilimento della Caffaro di via Nullo a Brescia sta evitando che le sostanze inquinanti possano ancora contaminare la falda sotterranea cittadina è merito loro. Dei 51 dipendenti che, chiusa la produzione da parte del gruppo Todisco con due anni di anticipo rispetto ai tempi, stanno di fatto sorvegliando il sito. Ma stanno conducendo questo lavoro nonostante dallo scorso 1 settembre siano in cassa integrazione straordinaria.

E per questo motivo gli stessi addetti, tramite i sindacati, chiedono aiuto e di non essere abbandonati. Il Ministero dell’Ambiente ha già dato il via libera al progetto operativo per la messa in sicurezza e bonifica, ma nel frattempo c’è la necessità di tenere funzionante la barriera idraulica per evitare altri guai legati all’inquinamento. Gli addetti, che nel frattempo hanno proclamato lo stato di agitazione, hanno partecipato a un’assemblea lunedì 21 settembre e ora si rivolgono alla proprietà e alle istituzioni.

Alla prima per chiedere un confronto con i sindacati e in cui mitigare la cassa integrazione che penalizza i dipendenti. E dall’altra di coinvolgere il Comune di Brescia e altri enti per chiedere di reimpiegare gli stessi addetti nella sorveglianza e messa in sicurezza del sito industriale in dismissione.

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