Guardie venatorie, “la Regione in aiuto dei bracconieri”

Associazioni ambientaliste sul piede di guerra contro le modifiche alla legge 26/93: "Fatto di tutto per imbrigliare i controlli".

(red.) Una lettera di condanna firmata dalle principali associazioni ambientaliste lombarde, contro le modifiche alla legge regionale 26/93, sulla caccia. Tra gli emendamenti modificati, e molto criticati dal mondo dell’associazionismo e dall’opposizione, il via libera alla caccia notturna al cinghiale, anche con l’utilizzo di appositi visori, e l’obbligo, per le guardie venatorie volontarie, di vestire indumenti ad alta visibilità. Ecco il testo integrale della lettera, firmata da CABS, CAI LOMBARDIA, ENPA, GAIA, GOL, LAC, LAV, LEGAMBIENTE, LIPU, PRO NATURA e WWF.

 

Quello che è accaduto ieri è stato uno spettacolo indecoroso per la nostra Regione, che ha tenuto per dieci ore impegnato il Consiglio Regionale in piena Pandemia Covid: in diretta streaming si è potuto assistere alla svendita del patrimonio faunistico, che ricordiamo è tutelato da norme statali ed internazionali che ponderano l’esigenza di salvaguardia degli animali e l’attività venatoria. Vano è stato il tentativo delle opposizioni di contrastare l’approvazione di norme in palese contrasto con le normi vigenti e che favoriranno solo il bracconaggio.
Le associazioni ambientaliste lombarde in modo unitario avevano presentato una diffida ai consiglieri regionali contenente tutti i motivi di illegittimità delle modifiche proposte, non riuscendo tuttavia a scalfire la compattezza della maggioranza oramai soggiogata dalle rivendicazioni della parte più estremista del mondo venatorio.
Il visore notturno (mezzo vietato di caccia anche per la Suprema Corte di Cassazione) potrà essere usato nella caccia al cinghiale. Non è questa la soluzione alle problematicità create dall’aumento della popolazione di questi ungulati , ma a fronte della drastica riduzione degli agenti di polizia provinciale si assisterà, con la caccia consentita tutto l’anno e anche di notte, ad un incremento esponenziale del bracconaggio in tutta la Regione.

 

Ma sul tema degli indumenti ad alta visibilità per le Guardie venatorie volontarie (che ricordiamo sono alla base del 36% di tutte le notizie di reato in tema di caccia) si è arrivati all’apice dell’ipocrisia e falsità: la norma spacciata per esigenze di sicurezza è nella realtà destinata solo a favorire il bracconaggio. Il testo originario è stato modificato introducendo una distinzione tra attività antibracconaggio (coordinata da Polizia Provinciale e Carabinieri Forestali) e attività di vigilanza venatoria come se le due cose siano distinguibili, ma cosa ancor più grave anche prevedendo la sospensione fino a un anno del decreto di Guardia Giurata in caso di violazione dell’obbligo.
Nei giorni scorsi questo regalo ai bracconieri aveva creato troppo clamore, così per gettare un po’ di fumo negli occhi all’opinione pubblica, la Regione ha introdotto “l’alta visibilità”, per i cacciatori di ungulati (selezione, braccata e girata, per queste ultime forme di caccia correttamente già vigente da anni in tutti i regolamenti provinciali) e per i cacciatori in forma vagante, ma solo alla fauna stanziale esclusi quindi i cacciatori in forma vagante alla fauna migratoria, distinzione impossibile da fare a meno che uno abbia già ucciso, ad esempio, un fagiano. Ovviamente se alla guardia senza alta visibilità si sospenderà il decreto fino a un anno, per il cacciatore inadempiente la sanzione è di soli 30 euro: differenza sproporzionata, assurda e illogica se non finalizzata ad aprire infiniti contenziosi per eliminare gli addetti alla vigilanza scomodi, cioè quelli che denunciano cacciatori e bracconieri.

L’intervento del proponente la norma, Floriano Massardi (Lega), è stata una recita incresciosa, sempre nel falso nome della salvaguardia della vita delle guardie volontarie, per nascondere il vero fine della modifica: imbrigliare l’attività di vigilanza in una norma senza senso che non ha eguali in nessuna parte del mondo.
Il Signor Massardi ha citato i pochissimi casi d’incidente (in Lombardia 1 solo ferito nel 2011, tra l’altro Agente del Corpo Forestale dello Stato) che hanno coinvolto addetti alla vigilanza venatoria in Italia, dimenticando di parlare di 1358 persone vittime di armi da caccia (con 356 morti e 1002 feriti) negli ultimi tredici anni in ambito venatorio ed extra venatorio (dato parziale frutto della ricerca dell’Associazione Vittime della caccia). Solo lo scorso anno 10 morti e 41 feriti durante l’attività di caccia. Se il giubbino ad alta visibilità era necessario lo era per i cacciatori tutti, non certo per i guardiacaccia.
Secondo lo studio redatto da Birdlife International l’Italia ha il triste record dei paesi che affacciano sul Mediterraneo con fino a 8 milioni di uccelli uccisi illegalmente: solo l’Egitto fa peggio di noi. La Lombardia si guadagna ogni anno la maglia nera del bracconaggio, con il 31% dei reati venatori commessi in Italia, tanto da essere indicata come una area black-spot per il bracconaggio. La vigilanza venatoria volontaria è in parte della regione l’unica attività presente sul territorio: per assenza di dipendenti degli Enti locali ridotti al lumicino negli ultimi anni, o per l’impegno in altri compiti istituzionali o in non pochi casi per lo scarso impegno nella repressione del bracconaggio.
La diffida presentata dalle Associazioni ambientaliste ha sottolineato come l’abuso della legge provvedimento si colloca oltretutto in un quadro in cui Regione Lombardia non ha ancora provveduto all’emanazione di un Piano Faunistico Regionale previsto dall’art. 10 comma 12 della L. 157/92, incorrendo in violazioni che la Corte Costituzionale ha già ben segnalato.

 

Le modifiche ai tempi di caccia, apportate ieri per talune specie, sono viziate da incostituzionalità perché cristallizzano nuovamente in forma di legge dei contenuti che sono invece propri del calendario venatorio.
Proprio mentre ieri terminavano le votazioni delle Modifiche alla Legge 26/93, la petizione “STOP BRACCONAGGIO, STOP DERUGALATION VENATORIA”, creata sulla piattaforma change.org, raggiungeva le 10.000 firme, traguardo non da poco per un’iniziativa lanciata pochi giorni fa, a dimostrazione che l’opinione pubblica è stanca dei progetti “Calibro 12” della Regione Lombardia.
Le Associazioni ambientaliste lombarde indicono per martedì prossimo 26 maggio un presidio di protesta, nei limiti concessi dall’emergenza COVID, dinnanzi alla Regione Lombardia ed intraprenderanno tutte le iniziative di carattere legale (richiesta di impugnativa al Governo, comunicazione alla Commissione Europea etc) per richiedere l’annullamento dei provvedimenti.

Le Associazioni
CABS
CAI LOMBARDIA
ENPA
GAIA
GOL
LAC
LAV
LEGAMBIENTE
LIPU
PRO NATURA
WWF

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